Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Riforma dei municipi, il sì arriva solo dai mini-comuni di centrodestra: la giunta Bucci tira dritto

I "parlamentini" di centrosinistra hanno rinviato la decisione (scontata) a lunedì, il Centro Ovest ha detto no: ma il loro parere non è vincolante

Più informazioni su

Genova. Il tempo è già abbondantemente scaduto. I municipi di Genova potevano esprimere il loro parere sulla delibera di riforma che li riguarda fino al 25 gennaio, scadenza prorogata di un paio di giorni per consentire ai “parlamentini” di analizzare le risposte alle centinaia di domande di chiarimento inviate alla giunta Bucci. Ma al momento, l’ok alla delibera è arrivato – come da previsione – solo dai municipi retti dal centrodestra, il Medio Levante, il Levante e il Centro Est.

Il municipio Centro Ovest ha votato no nella seduta di martedì, a maggioranza centrosinistra e M5s (tra le critiche della Lega che ha parlato di atteggiamento poco costruttivo) mentre gli altri municipi, governati dal centrosinistra, con un documento condiviso hanno rinviato ulteriormente, a lunedì 1 febbraio, la loro decisione. Che sarà, ça va sans dire, negativa.

L’obbiettivo della giunta Bucci era quello di approvare la riforma entro la fine di questo mese e di farlo comunque prima della discussione del bilancio (per cui comunque il termine è stato rinviato dal governo a fine marzo a causa delle difficoltà per gli enti locali legate al covid). Resta il fatto che, mentre per l’approvazione in aula rossa, serviranno i due terzi dei votanti, il parere dei municipi è consultivo ma non vincolante.

Tra gli aspetti che non piacciono ai municipi di colore diverso da quello del governo di centrodestra comunale c’è soprattutto la decisione di eliminare i budget uguali per tutti (280 mila euro circa). Il sindaco Bucci e i suoi assessori hanno, dal canto loro, chiarito che non si tratta di un taglio ma di una “opportunità”: il budget non sarà fisso ma illimitato, potenzialmente, o quanto meno legato alle esigenze.

Il punto cruciale, piuttosto, è una più netta divisione tra ruolo politico e ruolo amministrativo degli enti. I consigli e i presidenti municipali dovrebbero, in base alla modifica dello statuto, avere un ruolo politico e indicare le priorità strategiche, ma le decisioni saranno prese dai dirigenti municipali (nominati dall’amministrazione e non eletti) che rappresentano direttamente il Comune presso i municipi.

Inoltre sulla questione pende anche il verdetto in appello del Tar che aveva già bocciato la gestione dei servizi sociali da parte dell’amministrazione comunale. Va detto che, quella partita – che vale 62 milioni di euro – è stata modificata a favore dei mini-comuni nell’ultima bozza di delibera presentata in vista della discussione. Altre modifiche, arrivate anche attraverso il confronto con alcune forze di centrodestra in Comune, hanno riequilibrato, a favore dei municipi, il testo che presto sarà discusso in consiglio.