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Recovery fund, tante promesse e zero certezze: in Liguria nasce una commissione speciale

Tutti d'accordo con la proposta di Toti, il presidente: "Ancora non sappiamo come verranno utilizzati i fondi"

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Genova. Sarà una commissione speciale istituita all’interno del Consiglio regionale a discutere come debbano essere utilizzate le risorse del recovery fund, 210 miliardi di euro che serviranno all’Italia (e quindi alla Liguria) per rialzarsi dalla crisi generata dall’emergenza Covid. È l’unica certezza emersa dalla seduta monotematica di oggi, che ha messo in luce soprattutto i tanti punti oscuri del piano approvato dal Governo, a partire dal ruolo che avranno nei prossimi mesi gli enti locali.

“Il Recovery è un gigantesco piano che vale circa due volte il vecchio piano Marshall e credo debba essere il più condiviso possibile con le forze politiche, sociali ed economiche del Paese – ha sottolineato il presidente Giovanni Toti che per primo oggi ha lanciato l’idea di una commissione ad hoc -. Al momento la situazione politica del governo e anche i ritardi accumulati non ci consentono di conoscere nel dettaglio quali saranno gli indirizzi governativi, europei e del Parlamento italiano. Proprio domani incontreremo il presidente del Consiglio sul Recovery e ci auguriamo che nelle prossime ore si incomincerà a costruire l’architettura dei rapporti tra livelli di governo, per poi scendere nella sostanza dei fatti”.

“Al momento – ha aggiunto il governatore – non sappiamo come verranno utilizzati i fondi del Recovery: se verranno delegati alle regioni o se gestirà tutto il governo centrale attraverso bandi condivisi, quindi è difficile entrare nel merito. Sicuramente alcune cose positive già ci sono: la grande diga del porto di Genova, il raddoppio della ferrovia del ponente, gli investimenti sulla mobilità sostenibile del Comune di Genova”.

A parte gli annunci del Governo, per ora non esiste nulla di concreto sul tavolo. Nella parte che riguarda la mobilità sostenibile si parla di “progetti già individuati” per Genova: potrebbe trattarsi dello Skytram o della monorotaia Erzelli-Aeroporto, o forse di entrambi, ma è anche plausibile, come ha ricordato lo stesso Toti, che alcune opere già finanziate siano incluse nel recovery plan e le relative somme già impegnate vengano dirottate su altri progetti. Allo stesso modo per nuova diga, Terzo Valico, tunnel della Val Fontanabuona non compaiono voci di spesa specifiche.

L’ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio regionale è stato sottoscritto da tutti i gruppi e si pone il fine di costituire “nei tempi più rapidi possibili una commissione speciale sul Next Generation Eu come sede principale di confronto e approfondimento sugli obiettivi per la Liguria e impegna la giunta a fornire il massimo supporto organizzativo al lavoro della commissione”. Il documento tiene conto “dell’obiettivo condiviso da tutte le forze politiche di individuare una sede permanente di confronto e approfondimento sulle tematiche” del piano “e sulla sua concreta attuazione”.

“È necessario inserire Regione Liguria tra i soggetti attuatori dei progetti che verranno finanziati – sostiene il capogruppo della Lega Stefano Mai – È assurdo e sarebbe anche dannoso escludere le regioni dalla gestione territoriale dei finanziamenti, attivando, come vorrebbe il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, una task force apposita. In Liguria c’è assoluta necessità che le opere, già richieste con un dettagliato elenco inviato a Roma, vengano tutte finanziate per colmare il nostro gap infrastrutturale che ci ha portati all’isolamento rispetto ad altre regioni. Inoltre, siccome una parte dei fondi risultano prestiti al 2056, dobbiamo sapere le esatte condizioni con cui riceveremo questi soldi. Non vorremmo trovarci riforme non popolari, magari su pensioni, salari, tasse e imposte o patrimoniali, specie in un momento così difficile per le imprese e le famiglie”.

Dalle opposizioni sono arrivate invece critiche sulle priorità espresse dalla Regione. “Abbiamo davanti a noi una grande occasione e la possibilità di lasciare un segno che cambi il destino della nostra terra. Tuttavia la bozza della giunta sembra scritta 20 anni fa, guarda al passato e non al futuro e oltre il 70% delle risorse sono destinate alle infrastrutture, sembra una semplice lista della spesa, mentre i progetti da realizzare devono accrescere il senso di appartenenza al territorio”, ha detto il consigliere Ferruccio Sansa.

“Non si sa ancora come i fondi saranno distribuiti alle Regioni, sappiamo che ci sono alcune opere ritenute importanti dal Governo, e alcune riguardano la Liguria ma, quando avremo queste certezze, occorreranno una gestione partecipata e una programmazione chiara dei fabbisogni dei territori riempiendo i contenitori di contenuti”, ha aggiunto il capogruppo del Pd Luca Garibaldi secondo il quale è necessario un grande coinvolgimento delle associazioni e della società civile su tre filoni: donne, giovani e divari territoriali.

“Auspico che i tempi dei veti e delle polemiche sia finito, non è più il tempo della propaganda, ma di essere al servizio dei cittadini – ha detto il capogruppo del M5s Fabio Tosi -. Dobbiamo aiutare le categorie in ginocchio, che ci chiedono un cambio di passo su tanti settori. In questo senso Tosi ha citato la tutela dell’ambiente, la mobilità sostenibile, il riciclo dei rifiuti, la bonifica delle aree ex Stoppani, ex Acna e Pitelli, il decentramento energetico, il contrasto al dissesto idrogeologico.

“Abbiamo fatto bene a chiedere questa seduta e non solo per la minoranza, ma per la totalità del Consiglio”, ha osservato Gianni Pastorino di Linea Condivisa indicando quelle che ritiene le priorità per il futuro in Liguria: la lotta ai cambiamenti climatici, la difesa dell’ambiente, piani di sviluppo economico sostenibile, scuole più moderne e dotate di una rete informatica efficiente.