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Recovery fund, Cittadini Sostenibili a Toti: “Poche richieste per sostenere la green economy”

Il finanziamento richiesto da Regione Liguria per l'area "rivoluzione verde e transizione ecologica" è pari appena al 5,4%

Genova. L’associazione Cittadini Sostenibili ha trasmesso oggi a Regione Liguria una nota con le proprie preoccupazioni sulle richieste di finanziamenti elaborate da Regione per i fondi del Recovery Fund.

Cittadini Sostenibili, associazione di promozione sociale attiva per tutela dell’ambiente sul territorio regionale, ha condiviso i propri rilievi con tutti i Consiglieri Regionali tramite una mail PEC (posta elettronica certificata), consapevole dell’importanza del Recovery Fund e del programma nazionale per la ripresa post-covid.

Regione Liguria ha approvato nel novembre 2020 le linee richieste di finanziamento collegate al Programma strategico per il Recovery Fund nell’ambito del Piano Nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), per la trasmissione agli organi di governo nazionali.

Il documento approvato da Regione è pubblicato online sul sito istituzionale. Il relativo “allegato” con il dettaglio degli specifici progetti di interesse regionale, che purtroppo non rientra tra la documentazione resa disponibile al pubblico sul sito web istituzionale di Regione, è stata recentemente acquisita dall’associazione tramite un accesso civico generalizzato (FOIA).

Due sono i rilievi principali che l’associazione vuole segnalare:
1) il finanziamento richiesto da Regione Liguria per l’area “rivoluzione verde e transizione ecologica” è pari appena al 5,4% dei finanziamenti totali richiesti per la Liguria, una percentuale molto al di sotto della soglia minima fissata dall’UE che per questa area specifica chiede sia dedicato almeno il 37% dei fondi del piano di ciascuno Stato, percentuale che auspicabilmente dovrebbe essere riflessa anche a livello regionale.

Ci sembra sproporzionato chiedere per la transizione ecologica una percentuale di oltre sei volte minore ai paletti minimi fissati dall’UE e che difficilmente, dunque, vedrà l’approvazione delle richieste regionali così formulate.

2) all’interno delle richieste dedicate alla “rivoluzione verde” per un totale complessivo di circa 1 miliardo e 360 milioni euro, accanto a progetti condivisibili e di merito, tra le richieste più corpose rientrano circa 200 milioni per “produzione di idrogeno da gassificazione di rifiuti” e “impianto per utilizzo frazione ad alto potere calorifico da trattamento di rifiuti urbani, con generazione di energia termica o elettrica”, mentre cifre molto minori sono richieste per alcune voci a tema trattamento rifiuti.

Che si tratti di finanziare gassificatori, inceneritori o tecnologie analoghe riteniamo questa scelta dubbia, ricordando che la stessa Unione Europea ha recentemente bocciato l’idea di discariche, inceneritori e tecnologie similari nei criteri per l’accesso al Just Transition Fund, in favore di soluzioni vicine all’economia circolare, e con estrema probabilità la stessa posizione sarà posta a base dei criteri in via di definizione per il Recovery Fund.

La nostra associazione chiede quindi a Regione Liguria di rivedere le proprie posizioni, in linea con quelli che sono i criteri stabiliti dall’Unione Europea per la transizione ecologica, e valutando: l’opzione di aumentare la percentuale di fondi destinati alla “rivoluzione verde”; valutare scelte in materia di gestione rifiuti che valorizzino il recupero dei materiali in ottica di economia circolare.

Ricordiamo che la Regione Liguria ha approvato nel Luglio 2019 un atto formale di riconoscimento dello stato di Emergenza Climatica e che è tra i firmatari del Protocollo del tavolo di lavoro “Liguria 2030”, nato per promuovere sul territorio degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Non possiamo che apprezzare la partecipazione di Regione a queste iniziative meritorie, ma chiediamo che quest’impegno non resti solo nella firma di dichiarazioni e protocolli e venga dimenticato quando si tratti di progettare la ripresa economica post-covid della Liguria.

Non si tratta di una posizione politica, ma di contenuti. Cittadini Sostenibili, come associazione indipendente, negli ultimi hanni ha dialogato e collaborato con decisori appartenenti a forze di ogni schieramento e colore politico. In passato l’ambiente è spesso stato distante dalle priorità degli amministratori, che fossero di destra o di sinistra. Tuttavia l’emergenza ambientale e climatica non conosce “bandiere” politiche e bussa con insistenza alle porte della Liguria, regione vessata da fenomeni climatici estremi: i politici di oggi sapranno ascoltare?