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Piazza Piccapietra: 300 persone ieri sera per ricordare Mario, il clochard morto di freddo

L'appello di Sant'Egidio: "Aprire edifici pubblici e alberghi chiusi"

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Genova. Circa 300 persone si sono riunite ieri sera in piazza Piccapietra per ricordare Mario, il clochard morto di freddo venerdì mattina a Genova in via Volta a pochi passi dall’ospedale Galliera.

Un momento di preghiera organizzato dalla comunità di Sant’Egidio. In piazza anche il vicario dell’arcivescovo, monsignor Nicolò Anselmi e don Antonio Lovato, religioso molto vicino al mondo dei senzatetto. Con loro tanti volontari di Sant’Egidio e molti clochard che con Mario hanno diviso freddo, strada e disagio.

La scelta di piazza Piccapietra non è casuale: qui Mario era solito dormire sulle grate da dove esce aria calda.

“Mario ha avuto una vita difficile, ma aveva amici che gli volevano bene” ricordano da Sant’Egidio che oltre ad aver lanciato una raccolta straordinaria di coperte e indumenti pesanti fa un appello alle istituzioni per l’apertura immediata di edifici pubblici e alberghi chiusi per Covid per ospitare in questi giorni di gelo chi una casa non ce l’ha.

Molti volontari Mario lo conoscevano bene. Era stato camionista, ma, dopo aver perso il lavoro aveva iniziato a vagare per l’Italia. Nonostante un serio alcolismo Mario aveva una simpatia istintiva e cordiale e tante, tra le persone che vivono per strada a Genova, cercavano la sua compagnia: non aveva niente, ma conosceva e prendeva sul serio l’arte dell’amicizia. “Tanti di noi hanno compreso meglio, accanto a lui, il significato del prendersi cura – spiegano i volontari di Sant’Egidio in una nota – tante volte la sera qualcuno di noi lo ha cercato, aiutato, gli ha donato e rimboccato cibo e coperte, conversando e scherzando con lui. Diverse volte i suoi amici di Sant’Egidio lo hanno accompagnato in ospedale. Qualche volta se lo sono anche portato a casa, per aiutarlo a lavarsi e radersi”.

“La morte di Mario chiede anche a ciascuno uno sforzo nuovo di passione e di fantasia per costruire nuovi percorsi di accoglienza e di aiuto – concludono – per non lasciare nessuno da solo di fronte al freddo e alla povertà”.