Parco del Polcevera ma non solo, gli 88 milioni “avanzati” dal ponte tornano a portata di mano - Genova 24
Speranza

Parco del Polcevera ma non solo, gli 88 milioni “avanzati” dal ponte tornano a portata di mano

In arrivo un emendamento al Milleproroghe presentato dalla Lega. A palazzo Tursi, questa volta, c'è ottimismo

Parco Sottoponte Boeri

Genova. Un emendamento al decreto Milleproroghe riaccende le speranze legate all’utilizzo, a Genova, di 88 milioni di euro “avanzati” dalle risorse a disposizione nell’ambito della ricostruzione del viadotto Polcevera. Lo presenterà la Lega, primo firmatario il deputato Edoardo Rixi e, stando all’ottimismo che circola nei corridoi di palazzo Tursi e al netto delle incertezze che riguardano la politica romana in queste ore, potrebbe essere la volta buona.

Durante la commemorazione delle vittime il 14 agosto scorso, tra gli alberi del parco della Memoria, il sindaco di Genova Marco Bucci, commissario per la ricostruzione del viadotto Polcevera, aveva preso da parte il presidente del consiglio Giuseppe Conte e gli aveva chiesto di poter avere “i soldi del ponte” rimasti inutilizzati, fondi presenti sul conto della struttura commissariale sotto la voce di “contabilità speciale”. Il premier gli aveva garantito, così ha sempre raccontato Bucci, che quei soldi sarebbero arrivati.

Così non è stato, almeno nei mesi passati. E non solo per una questione di processi “incartati”. A dicembre una nuova richiesta formale da parte del sindaco e commissario, che avrebbe voluto trasferire quegli 88 milioni di euro direttamente sul conto del Comune di Genova, è stata respinta dalla ragioneria dello Stato che ha contestato sia la finalità non chiara di quell’operazione sia la possibilità che i soldi non debbano ancora servire per ciò a cui erano destinati in origine (ricostruzione e risarcimenti).

Questo anche perché, nel frattempo, i costruttori del nuovo viadotto hanno presentato un conto maggiorato di circa 100 milioni rispetto al pattuito da contratto (partita ancora tutta da definire, visto che ci sono anche non pochi ritardi rispetto al cronoprogramma e penali salatissime legati a questi ultimi).

Ad ogni modo la speranza è che invece l’emendamento della Lega al Milleproroghe possa sbloccare definitivamente la situazione. Nel testo si chiede che le risorse possano essere “assegnate direttamente al Comune di Genova per la realizzazione delle necessarie opere di rigenerazione e riqualificazione urbana delle aree sottostanti il viadotto Genova San Giorgio”.

Da dove vengono i soldi. Gli 88 milioni sul piatto, suddivisi in tre tranche, da 10, 25 e 53 milioni: i 10 + 25 milioni sono ascrivibili, secondo l’emendamento come “economie di spesa”. 10 milioni erano quelli che, in base al Decreto Genova, sarebbero stati destinati all’acquisto o esproprio delle aree delle aziende nella zona rossa, soldi che però Autostrade ha versato direttamente alle imprese. Anche i 25 milioni, stanziati per l’indennizzo delle imprese che avevano perso le proprie attrezzature nel crollo nel caso non ci avesse pensato il concessionario, sono invece stati versati da Autostrade in cambio di un accordo tombale. Quindi questi 35 milioni, di fatto non spesi dal commissario, sono comunque stati coperti.

Più complesso il discorso relativo ai 53 milioni, che riguardano i 60 milioni (20 milioni per tre anni) che il governo metteva a disposizione del commissario per fare comunque partire i lavori del ponte. Di questi soldi, 7 milioni sono stati utilizzati per i ristori dei cittadini della “zona arancione”, ovvero gli interferiti dai cantieri del nuovo viadotto, ma il resto non è stato utilizzato.

Per il sindaco e commissario Marco Bucci questo “tesoretto” sarebbe di primaria importanza sia per mettere al sicuro il futuro parco del Polcevera ideato dall’architetto Boeri (si stima un massimo di 30 milioni di euro per tutti i lotti, dal memoriale per le vittime, alle aree verdi al cerchio rosso d’acciaio) sia anche per altri grandi progetti destinati alle imprese, ai servizi e alla viabilità della vallata attraversata dal ponte San Giorgio e, quindi, alla città.

Anche perché non avere la necessità di usare altri tipi di fondi, comunali o magari europei per quei progetti, li metterebbe a disposizione di altre opere: dal piano di rigegenerazione del centro storico, al Waterfront Levante al trasporto pubblico locale.

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