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Niente integrazione salariale per i lavoratori ex Ilva, ma il M5S assicura: “Sarà nel decreto Ristori”

Per i lavoratori genovesi l'unica strada è l'aumento delle ore di lavori di pubblica utilità

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Genova. L’integrazione salariale per i lavoratori ex Ilva non assunti da ArcelorMittal ma rimasti della ‘bolla’ dell’azienda in amministrazione straordinaria sarà nel decreto ristori.

Lo assicurano i rappresentanti del M5S in un nota: “Come già hanno specificato da autorevoli esponenti di Governo del M5S – dice la deputata Elena Botto in un comunicato firmato anche del consigliere comunale grillino Fabio Ceraudo – recupereremo l’integrazione economica per la cassa integrazione straordinaria per i 1800 dipendenti ex-Ilva nel prossimo decreto Ristori. Sto già lavorando insieme ai miei colleghi per un apposito emendamento per ovviare al problema tecnico che non ha consentito che l’integrazione in questione entrasse nel Milleproroghe. C’è la massima volontà di dare a questi lavoratori tutti i sostegni necessari”.

Ad oggi tuttavia l’integrazione non è prevista e la direzione dell’Ilva di Genova ieri in un incontro in Regione con Comune e sindacati ha fatto sapere di non avere la liquidità per anticipare l’integrazione nella prossima busta paga nemmeno se il decreto ristori fosse approvato oggi. “I lavoratori siderurgici di ILVA in AS sono colpiti due volte dal Governo -denuncia l’rsu – anzitutto vengono esclusi dal rientro in fabbrica, nell’accordo da Arcelor-Mittal ed Invitalia e in secondo luogo vengono penalizzati e non considerati in quanto non viene votata la loro integrazione al reddito”.

Sono circa 1800 a livello nazionale i lavoratori Ilva in as, di cui oltre 200 a Genova. Per loro, l’unica strada praticabile fino all’inserimento della norma nel decreto, è quella di aumentare le ore di lavori di pubblica utilità. Sul punto sarà organizzato per mercoledì prossimo un incontro tecnico con il Comune di Genova.