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L’idea di Bucci: “Un tram sulla nuova diga del porto”. De Micheli: “Pronti ad aumentare i fondi” fotogallery

Al via il dibattito pubblico, al vaglio tre diverse soluzioni. De Micheli: "Genova sarà il porto di riferimento del Paese"

Genova. La nuova diga del porto di Genova? Potrebbe diventare una via di comunicazione con una linea di tram o di metropolitana. La suggestione arriva dal sindaco Marco Bucci nel giorno della presentazione del dibattito pubblico a palazzo San Giorgio sulla nuova opera che dovrà consentire l’arrivo delle navi più grandi del mondo, lunghe quasi 400 metri e larghe più di 60, che al momento avrebbero grosse difficoltà di manovra.

Presenti anche il presidente dell’Autorità portuale Paolo Emilio Signorini, il sottosegretario ai Trasporti Roberto Traversi, il presidente ligure Giovanni Toti e il project manager di Technital, Antonio Lizzadro.

“La nuova diga non deve essere una cosa inerte – spiega Bucci -. Questo muro dà la possibilità di fare tantissime cose. Parlo di energia, parlo del fatto che ci possono essere pale eoliche molto basse, del movimento delle onde. Ci stiamo lavorando, ne ho già parlato con l’architetto Renzo Piano”.

Ma non solo: “Nella mia mente malata – scherza il sindaco – ho pensato anche a un percorso di tram, metropolitana, qualcosa che possa unire da ovest a est. Non diciamolo troppo forte. Ma è già successo, soprattutto in Olanda, che le grandi dighe siano vie di comunicazione. Mi piace eccitare la fantasia dei più grandi architetti che ci sono qui a Genova, per ora è una suggestione ardita”.

Il costo dell’opera oscillerà tra 1 miliardo e 1,3 miliardi. E qui non mancano le incognite. Al momento sul piatto ci sono 500 milioni inseriti nel recovery plan (all’inizio era un miliardo), soldi che non basteranno nemmeno ad avviare il primo lotto funzionale che i progettisti di Technital stimano cubare tra i 750 e i 950 milioni.

I 500 milioni “sono l’ipotesi di contributo di sostegno nel caso in cui il progetto si attesti intorno ai 750 milioni – ha chiarito la ministra dei Trasporti Paola De Micheli collegata in videoconferenza da Roma – ma se alla fine del percorso altre soluzioni dovessero avere risultati positivi e costi superiori, noi abbiamo già strumenti amministrativi, cioè atti del ministro, che consentiranno di finanziare l’aumento dei costi se sarà più oneroso”.

La parte restante dovrà essere messa dall’Autorità portuale, parlando sempre del primo lotto funzionale. L’altro problema saranno le scadenze. “Partecipare al recovery da una parte è un grandissimo vantaggio, dall’altra è un’occasione che non si può sprecare. Questo comporta l’obbligo di rispettare le tempistiche – ricorda a palazzo San Giorgio il sottosegretario Roberto Traversi -. Ovviamente tutti vogliamo l’opera, nel 2026 bisogna aver terminato. Alla fine del prossimo anno bisogna aver dato l’appalto e deve essere tutto funzionante. Sbagliare significa perdere il contributo. Tutti dobbiamo correre”.

“Vi chiedo di non immaginare nemmeno nei peggiori incubi che questo ministero possa lasciare qualcosa di intentato per la realizzazione della diga perché è un’opera fondamentale per rendere Genova il porto di riferimento del Paese e uno dei grandi porti europei e mondiali“, ha aggiunto De Micheli.

Il dibattito pubblico vero e proprio partirà domani mattina con la presentazione del dossier di progetto, poi dal 15 gennaio andrà avanti tutti i lunedì fino al 29 gennaio. I cittadini potranno partecipare in streaming visto che gli incontri in presenza sono impossibili a causa della pandemia. Per farlo basta collegarsi al sito https://dpdigaforanea.it/ o seguire direttamente questo link su Zoom.

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Tre gli scenari che verranno presi in considerazione, due dei quali prevedono l’accesso delle navi solo a Levante e uno anche da Ponente. Il nuovo canale misurerà tra i 400 e gli 800 metri (al momento nei punti più stretti a Sampierdarena ne misura appena 160-200) e sarà lungo tra i 2 e i 3 chilometri.

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La soluzione con l’imbocco “raddoppiato” a Levante per tutte le navi è considerata anche la più sicura – anche se probabilmente la più onerosa – anche per le navi da crociera, come ha spiegato il comandante della Capitaneria di porto, l’ammiraglio Nicola Carlone: “È chiaro che questa sarebbe la strada migliore”. In questo modo potranno entrare contemporaneamente una nave passeggeri e una nave cargo, separando i vari tipi di traffico. Tutti i dettagli sono visibili qui.

“La nuova diga di Genova è un’opera strategica fondamentale, un prerequisito perché tutto quello che stiamo costruendo a monte vada a sistema e possa essere sfruttato al 100% delle proprie possibilità: non farla renderebbe meno efficaci e produttive le grandi somme di denaro già investite per attrezzare una logistica a terra che nei prossimi anni sarà competitiva con le migliori logistiche d’Europa – ha commentato il presidente Giovanni Toti -. La tempistica è il tema vero del recovery fund che sottolineo da tempo: da un lato stabilire con esattezza dove investire i soldi, ma dall’altro dare al Paese la possibilità di realizzare le opere finanziate in un tempo ragionevole. Ce lo chiede l’Europa, ma soprattutto ce lo chiede il buonsenso e la situazione della nostra economia che non ci può consentire di perdere ulteriore tempo, specie in opere strategiche come questa”.

Tra le motivazioni elencate sui perché dell’opera viene spiegato che “la nuova diga garantisce una maggiore protezione ai bacini interni, i transiti e le manovre delle navi in totale sicurezza, lo sviluppo dell’area portuale, attraverso l’incremento dei traffici. La nuova diga è progettata per consentire al Porto di Genova di ospitare in sicurezza navi più grandi, della lunghezza di 400-450 metri, senza limitare gli accessi e le manovre verso gli accosti ed adeguandosi alle esigenze delle maggiori compagnie di navigazione. Senza questo intervento, il porto di Genova rischia di non poter espandere il proprio mercato e di perdere importanti quote di quello attuale”.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini ha aggiunto che “il problema di accessibilità al bacino storico del porto non è solo evidente, ma un punto centrale della politica dei trasporti europei. L’Europa ha acceso un faro da tempo sull’accessibilità al porto di Genova sia marina sia terrestre. Negli ultimi documenti di programmazione del corridoio Reno-Alpi è esplicitato più volte e considerato priorità europea. Per cui non è solo una posizione della Città, tanto che l’Europa ha già finanziato i primi studi della nuova diga del porto di Genova nel 2013″.