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#IoApro ma non a Genova. La protesta dei ristoratori “disobbedienti” per ora non decolla

Pochi quelli che sinora ci metterebbero la faccia. La mancanza di adesioni probabilmente farà compiere un passo indietro anche a loro

Genova. Tutto era partito da un video virale: quello di Ermes Ferrari, titolare del ristorante Regina Margherita di Modena, che ha ispirato l’iniziativa di “disobbedienza civile” #Ioapro. Una sfida al Dpcm da parte degli esercizi pubblici, che dovrebbe partire il 15 gennaio nel rispetto delle norme del protocollo anti-Covid.

Anche a Genova si è tentato di organizzare la protesta, ma le adesioni, sinora, si contano sulle dita di una mano, come spiega Nicola Cannillo, titolare del locale Les Barriques di Sestri Ponente, che ha nell’orario 18-24 proprio il cuore dell’attività: “Purtroppo pare che in città non riusciremo a essere incisivi, per cui non me la sento di aprire da solo se non c’è supporto da parte di tutti gli altri colleghi. Eppure a parole saremmo tutti d’accordo”.

Cannillo, tra l’altro, ha regolare licenza per vendere bottiglie di alcolici confezionate: “Eppure devo chiudere, a differenza di un supermercato, per esempio. Sarei d’accordo se ci ristorassero interamente, così riuscirei a pagare tasse e dipendenti. Invece ci è arrivato poco e niente. Il governo non si è reso conto che con un contributo maggiore, allo Stato sarebbe tornato almeno l’80% di quanto versato e invece non sta andando così”.

Nel gruppo Telegram Io apro Genova sono solo in quattro a metterci la faccia, tra cui il ristorante The Cook, di Ivano Ricchebono, che tuttavia, visto l’esiguo numero di adesioni, farà un passo indietro: “Nessuno alla fine vuole tenere aperto. Sono anche arrivate comunicazioni dalle associazioni di categoria che non sostengono l’iniziativa”.