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Giornata della Pace, Tasca: “Dobbiamo imparare a dire di nuovo ‘mi interessa’”

"Di fronte al crescere di nazionalismo, razzismo, xenofobia, guerre e conflitti, di fronte alla cultura dello scarto e dello scontro, dobbiamo imparare a prenderci cura degli altri"

Nonostatante le difficoltà e le limitazioni, anche quest’anno la Comunità di Sant’Egidio ha celebrato la Giornata mondiale della pace per sostenere il messaggio di papa Francesco “La cultura della cura come percorso di pace”. Per rispettare la zona rossa e le regole di distanziamento sociale non c’è stata la marcia festosa che i tiene tradizionalmente da tanti anni, ma nella basilica dell’Annunziata sì è tenuta una cerimonia che si è appena conclusa, presieduta dall’arcivescovo di Genova, padre Marco Tasca.

“Vedo in giro tanta voglia di esasperare le differenze, la tentazione di distinguersi, anche all’interno della Chiesa, invece dobbiamo imparare a dire di nuovo ‘I care’, ‘mi interessa’” ha detto l’Arcivescovo, citando don Lorenzo Milani. E ha continuato commentando il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale della Pace: “di fronte al crescere di nazionalismo, razzismo, xenofobia, guerre e conflitti, di fronte alla cultura dello sccarto e dello scontro, dobbiamo imparare a prenderci cura e questo presuppone avere interesse al mondo degli altri, non essere centrati su stessi”

Tra le testimonianze che hanno introdotto l’intervento dell’Arcivescovo, anche quella di Armando Cama, primario del reparto di neurochirurgia dell’ospedale Gaslini che ha ricordato l’impegno del suo Ospedale accanto a Sant’Egidio per la cura di bambini colpiti dalla guerra in Siria e giunti in Italia grazie ai Corridoi Umanitari: “tuttavia curare le malattie non è sufficiente – ha spiegato – occorre imparare anche a prendersi cura dei malati e delle loro famiglie. Passare dalla cultura della filantropia e della beneficienza a quella del dono,ci chiede un coinvolgimento personale e di tenere insieme la tecnologia con l’umanesimo”.

Gigi Borgiani, del tavolo “Giustizia e Solidarietà” della Diocesi di Genova ha citato l’enciclica “Laudato sì” e ha affermato come anche nelle città europee ci sia spazio per il lavoro per la pace e la riconciliazione e Claudia Bovero, volontaria di Sant’Egidio ha raccontato il dramma di quest’anno di pandemia, ma anche l’attesa di futuro delle persone sole e vulnerabili, in particolare i disabili.

Andrea Chiappori, responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Liguria ha spiegato a partire dall’esperienza di vicinanza alle persone fragili di Sant’Egidio che “prendersi cura delle persone fragili ci aiuta a contrastare la cultura dello scarto che oggi nel mondo sembra prevalere. Manifestare per la pace non è l’espressione di intenzioni pie, ma affermare le convinzioni profonde che guidano scelte e decisioni quotidiane perchè si affermi il progetto di cura e di vicinanza alle persone colpite da conflitti e violenze”. E’ possibile visionare la differita dell’incontro sul canale YouTube Sant’Egidio Liguria.