Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Fallimento Klainguti, spuntano due possibili acquirenti per salvare la storica pasticceria

Alla finestra ci sono Volpi (che ha rilevato il Moody nel 2019) e il pasticcere francese Paquier, titolare di Douce in piazza Matteotti

Più informazioni su

Genova. Una bottega storica è sempre una bottega storica. E anche se Klainguti ha scelto il momento peggiore per fallire, una tradizione plurisecolare non si può cancellare in pochi mesi. Dopo l’appello dei dipendenti, rimasti in un “limbo normativo” senza lavoro e senza alcuna fonte di reddito, spuntano due possibili acquirenti che potrebbero risollevare le sorti del bar pasticceria aperto nel 1828 in piazza Soziglia da due fratelli nati in valle Engadina, nel cantone svizzero dei Grigioni.

Il primo nome che gira tra i ben informati è quello di Gabriele Volpi, il patron dello Spezia Calcio e della Pro Recco che nel giugno 2019 aveva rilevato i due locali finiti nella bufera del crac Qui!Group di Gregorio Fogliani: il Moody di largo XII Ottobre e la Pasticceria Svizzera di Albaro. E proprio quest’ultimo brand potrebbe rappresentare una suggestione molto interessante per rilanciare Klainguti.

Entrambi i locali sono oggi di proprietà della Hi Food, società partecipata a sua volta dalla EventBeach che fa capo all’imprenditore ligure ed è attiva nel settore della ristorazione in diverse realtà della riviera di Levante. Del resto si tratta della stessa società che, attraverso il marchio Ten (posto anche sul Moody), a luglio di quest’anno ha acquisito anche il ristorante Capo Santa Chiara a Boccadasse.

L’altra strada è quella che porta a Michel Paquier, maestro pasticcere francese, titolare di Douce in piazza Matteotti. Il quale non conferma ma nemmeno smentisce la possibilità di un interesse concreto: “È molto prematuro parlarne – spiega contattato da Genova24 -. La nostra azienda viene spesso sollecitata in questi casi, è successo anche in passato. Oggi stiamo alla finestra, aspettiamo notizie. È chiaro che si tratta di un posto affascinante e io sono innamorato di questa città”.

Paquier è arrivato a Genova oltre vent’anni fa per lavorare da Tagliafico, poi l’inizio dell’avventura nel cuore del centro dove oggi resiste nonostante la pandemia grazie al prestigio conquistato in breve tempo e alla forte spinta su delivery e comunicazione social. L’idea di far parte di un pezzo di storia della città è allettante, “ma finché non ci sono trattative avviate non possiamo aggiungere nulla“, ripete. Dalla Svizzera alla Francia, del resto, il passo sarebbe piuttosto breve.

La prima udienza della procedura fallimentare è stata fissata ad aprile e per ora non sono arrivate manifestazioni di interesse a livello formale. A parte l’interesse storico, la vera emergenza riguarda gli 8 dipendenti: finché la società non verrà acquisita o liquidata non potranno ricevere né lo stipendio né la cassa integrazione Covid (che avevano percepito durante i mesi del lockdown) né altri ammortizzatori sociali, perché non risultano come disoccupati.