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Crisi di governo, i leghisti liguri invocano le elezioni ma la tentazione è il ribaltone

Forza Italia guarda al centro: "Mai con Conte, l'unica alternativa è il centrodestra altrimenti il voto". Domani la sfida decisiva al Senato

Genova. Chi frequenta il parlamento in questi giorni dice che la Prima Repubblica in confronto era il regno degli integerrimi. Le trattative per tenere in piedi il governo Conte sono più frenetiche e convulse ogni ora che passa. La tensione in vista della sfida finale a palazzo Madama è altissima e lo prova il fatto che nelle fila del Pd e del M5s è difficile trovare un deputato o un senatore ligure che risponda al telefono.

A guardare la crisi dalla finestra è il centrodestra, chiamato in causa più o meno direttamente dal premier che alla Camera ha invocato l’appoggio di “forze parlamentari volenterose” di matrice “liberale, popolare, socialista”. Una definizione che tiene dentro un po’ di tutto, e specialmente Forza Italia, che a più riprese è stata menzionata come possibile salvagente per la maggioranza qualora la campagna acquisti nel gruppo misto non desse i frutti sperati.

Ma i liguri fedeli a Berlusconi per adesso chiudono la porta. “Forza Italia non entrerà in questa attuale maggioranza, mentre potrà votare alcune leggi utili per tutti – spiega il senatore Sandro Biasotti – Se invece ci fosse un governo di larghe intese, credo che potremo contribuire”. Gli fa eco dalla Camera Roberto Bagnasco: “Noi sicuramente non saremo in questa maggioranza. A me è sembrato che Conte aprisse a tutti pur di tenere in pieni il governo. Non abbiamo intenzione di appoggiare questo presidente del Consiglio, anche se abbiamo confermato che non faremo mancare i nostri voti sui passaggi più importanti come recovery fund e scostamento di bilancio”.

“In un momento così drammatico avete dato un pessimo esempio all’intero Paese. Tenete soltanto alle vostre poltrone, perché se aveste a cuore la nazione indichereste soltanto una via: scioglimento delle camere e nuove elezioni subito“, tuona da Montecitorio l’ex ministro Edoardo Rixi. E poi aggiunge, contattato da Genova24: “Andare al voto sarebbe certamente la strada più elegante, trovare ogni volta un motivo per non votare vuol dire prolungare l’agonia”. E così anche Sara Foscolo: “Altro che costruttori, sono solo dei poltronari incapaci: in un Paese normale, avrebbero già dato le dimissioni e permesso ai cittadini di esprimersi attraverso il voto, come avviene in tutto il resto d’Europa”.

Già, ma l’eleganza non è figlia del nostro tempo. E quindi nell’opposizione c’è una tentazione che inizia a farsi strada: quella del “ribaltone”, cioè un esecutivo sostenuto dal centrodestra e da una certa quota di volenterosi – per usare gli stessi termini di Conte – che non sarebbero certo facili da trovare. Senza passare dalle elezioni, si intende.

“Se se ci fosse data la possibilità di giocare una carta nostra, a quel punto potremmo acquisire i numeri per poter governare. Siamo comunque maggioranza relativa”, sostiene Bagnasco. Certo, bisognerebbe guardare fuori dal centrodestra, ma qui si tratta di real politik e il bacino da cui pescare sarebbe lo stesso in cui si muovono i pontieri in questi giorni. “Le migrazioni in questo parlamento sono già state numerose, il gruppo misto alla Camera è molto nutrito. Questa è l’unica strada alternativa: o così o il voto”. E Renzi? “Non dà sufficienti garanzie di tenuta, è assolutamente inaffidabile: il lupo perde il pelo ma non il vizio”.

In questo ipotetico scenario, che Rixi definisce “prematuro” pur senza escluderlo a priori, uno dei tanti nodi sarebbe quello del premier: in teoria la prima scelta sarebbe Matteo Salvini, leader del partito più forte della coalizione, ma in pratica è improbabile che le forze centriste accettino di sostenerlo. Così potrebbe tornare in gioco un profilo come quello di Mario Draghi, per cui l’ex ministro dell’Interno non aveva nascosto una certa simpatia.

Il nome di Draghi, come anche quello di Marta Cartabia, è accostato a un eventuale governo “di unità nazionale” come quello caldeggiato da Toti. A dire il vero, per ora è un’idea che non scalda i cuori. “Che sia fattibile è tutto da dimostrare – commenta Luca Pastorino di Leu -. Davvero pensiamo che Draghi si metterebbe a fare un governo a queste condizioni? Ho fortissime perplessità. Le crisi devono avere un epilogo e tra questi epiloghi c’è anche il voto”.

Intanto M5s e Pd fanno quadrato intorno al premier. “Non riesco ancora a capire come sia possibile che nel mezzo di una situazione tanto complicata per il Paese si debba affrontare una crisi aperta da qualcuno per motivi ancora non chiariti e con scopi che di certo non hanno niente a che fare con la salvaguardia della sicurezza, della salute e del benessere delle famiglie – ha commentato in aula il pentastellato Roberto Traversi -. È evidente che, comunque andranno le cose, chi ci ha portato fin qua dovrà assumersene le responsabilità agli occhi del Paese e che quanto accaduto rappresenta una rottura dalla quel no si può tornare indietro”.

“Bene Giuseppe Conte. L’appello ad andare avanti per cambiare. Patto di legislatura, apertura al coinvolgimento del Paese, priorità allo sviluppo per creare lavoro, alla difesa della salute, al rafforzamento del protagonismo europeo a cominciare dal NextGenerationEu. Non fermiamoci ora. Dobbiamo ricostruire la fiducia. L’Italia ha diritto alla speranza – commenta il segretario Zingaretti per il Pd -. In questa fase è ancor più necessaria massima unità del Pd e massimo coinvolgimento dei gruppi parlamentari.⁣⁣ Sostegno convinto a Conte per il lavoro importante che svolge al servizio del Paese e sottolineo il profilo che ha il Pd come partito della responsabilità e della ricerca della soluzione della crisi, in un momento critico per il Paese”.⁣

Italia Viva dopo lo strappo resta in stand-by e a Roma c’è chi parla addirittura di una possibile ricomposizione in extremis. La strada indicata da Renzi è quella dell’astensione, “un gesto da inquadrare nell’esigenza di approfondire meglio quella discussione che in qualche modo si è sospesa perché non c’era la disponibilità da parte del presidente del Consiglio di accogliere molte nostre proposte che sono state avanzate per il bene del Paese – ha scritto Raffaella Paita -. Lo dico con franchezza, porre questioni su Alitalia, su Autostrade, sui cantieri o sul Mes è fare esattamente l’interesse del paese. Vedremo che numeri ci saranno. Se i numeri del Senato non ci saranno dal giorno dopo è chiaro che noi come paese abbiamo tutto l’interesse ad evitare maggioranze raccogliticce e governi instabili, questo perché abbiamo l’esigenza di spendere al meglio le risorse del Recovery fund e abbiamo l’esigenza di far ripartire l’economia e anche di governare meglio il tema della vaccinazione”.