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Crisi di governo, Beppe Grillo la pensa come Toti: “Serve un patto tra tutti i partiti”

Prende corpo l'ipotesi di un esecutivo di unità nazionale, il governatore ligure da oggi pomeriggio a Roma

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Genova. Nell’intricatissimo puzzle della crisi di governo c’è anche un po’ di Liguria. Perché proprio il presidente Giovanni Toti attraverso il suo gruppetto di fedelissimi di Cambiamo! – 5 deputati e 3 senatori formalmente iscritti al gruppo misto – è tra coloro che potrebbero diventare determinanti, non tanto per il sostegno a un Conte ter, quanto per la nascita di un nuovo esecutivo incaricato di gestire l’emergenza Covid e traghettare il Paese alle prossime elezioni.

Elezioni che, infatti, Toti non vede come ipotesi percorribile sul brevissimo termine, a differenza di Matteo Salvini e soprattutto di Giorgia Meloni che chiede il voto a gran voce. Piuttosto è da giorni che il presidente ligure si dichiara disponibile a sostenere un “governo di unità nazionale“, ma solo “con una una compagine di governo assolutamente diversa e una maggioranza molto diversa da quella attuale”. In altre parole, no a stampelle per l’attuale premier.

Ma c’è un altro ligure a chiedere un “patto tra tutti i partiti per il bene dell’Italia“. E risponde al nome di Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle e principale fautore insieme a Matteo Renzi (ironia della sorte) del governo giallo-rosso, che su Facebook ha condiviso la lettera aperta di Giorgio Trizzino, deputato pentastellato considerato tra i “contiani” di ferro. “Tutti i rappresentanti del popolo devono contribuire uniti a sostenere, in uno dei momenti più bui della sua storia, il Paese – si legge -. Nessuno cerchi scusi o pretesti per sottrarsi a questa grande responsabilità o ancor peggio faccia in questo momento biechi calcoli elettorali sul proprio futuro”. L’ipotesi che prende corpo è quella di un governo onnicomprensivo con Italia Viva e Fratelli d’Italia che rimarrebbero fuori per scelta.

Ancora oggi Toti ha spinto in questa direzione, ospite di Coffee Break su La7: “Tutte le forze devono essere responsabili. Si prenda atto della crisi, Conte si dimetta, si trovi una soluzione per un governo di unità nazionale o di salute pubblica che realizzi i tre punti che abbiamo davanti: la campagna di vaccinazione che metta in sicurezza gli over 75 entro l’estate, il recovery fund di cui nessuno ha parlato con Regioni, parti sociali e mondo dell’impresa, e poi ragioniamo del Mes sanitario ove il governo non riesca a reperire risorse in altro modo, perché i bilanci delle Regioni sono tutti scassati e rischiamo il default delle sanitò regionali”.

Di sicuro c’è che oggi pomeriggio Toti parte per Roma. Alle 17.30 è prevista la conferenza stampa di Matteo Renzi, con ogni probabilità per annunciare le dimissioni delle ministre di Italia Viva Elena Bonetti e Teresa Bellanova. A quel punto – sempre che non arrivi un accordo in extremis – Conte andrà in Parlamento per “fare la conta” e mettere l’ex premier di fronte alle proprie responsabilità. Se arriverà la sfiducia, si aprirà ufficialmente la crisi.

L’area centrista è quella più in fermento: si cercano disperatamente voti per sostituire quelli di Renzi e garantire continuità a Conte, sia pure con una squadra diversa. Toti però si chiama ancora una volta fuori dai “responsabili”, e anzi accusa: “Chi pensa di risolvere la crisi con qualche voto rubato qua e là in parlamento lo ritengo irresponsabile, con buona pace dell’autonomia di ciascun parlamentare”.

Una frecciata che si potrebbe intendere rivolta alla corrente di Forza Italia capeggiata da Renato Brunetta, favorevole a entrare in un nuovo gruppo parlamentare a sostegno di Conte. I vertici liguri del partito assicurano che Silvio Berlusconi vuole restare saldamente ancorato all’asse del centrodestra ed è difficile prevedere che possano esserci ammutinamenti, ma in questa fase nulla si può escludere. Soprattutto se Grillo e Toti verranno ascoltati.