Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Cresce il grido d’allarme dei locali del centro storico: “Aiuti e soluzioni subito o qui sarà il deserto”

Sono quasi raddoppiati in pochi giorni i firmatari di una lettera alle istituzioni. Senza risposte molti di loro rischiano di alzare bandiera bianca

Più informazioni su

Genova. Rete contatto Genova, Kowalski, Tazze Pazze, Jalapeno, Maninvino, Romeo Viganotti, Scurreria Beer and Bagel, Ai Troeggi, Dall’orso, Cucina Valoria, Il Balcone, Mescite, O’ Boteco, Rossocarne, Forchetta curiosa, Groove, Malkovich. Ma anche Paccotglia e la Libreria Falso Demetrio, Negroneria Genovese, Lo Speziale, Rosmarino, Da Giuse, Veracruz, Pintori, Fitz Pub, Taggiou, Les Rouges, Uva, Archivolto Mongiardino, Kamun, U gelato du caroggio, La lepre, Sa Pesta, Jamila, Rooster, Cibus, Masetto. E ancora il ristorante il Fabbro, La meridiana Café, la trattoria dell’Acciughetta, Borotalco, il Salotto, Vezza Boutique e il Gradisca.

Sono alcuni, molti, locali e negozi che – da molti anni o da poco tempo – animano il centro storico genovese. Bar e ristoranti, pub e osterie, ma anche vinerie, gastronomie, negozi di abbigliamento, librerie, sartorie, insomma tutta una rete sociale di persone e di lavoratori che per i genovesi che frequentano i caruggi sono diventati un punto di riferimento quotidiano.

Bene, il rischio concreto è che alcune attività, di questa lunga lista, possano non esistere più quando finirà il momento pandemico, il momento di incertezza tra chiusure e riaperture, quello di crisi economica tra delivery che non bastano certo a far reggere i conti e ristori che, quando arrivano, sono comunque insufficienti. Ed è per questo che hanno deciso di firmare una lettera aperta alle istituzioni locali e nazionali per chiedere soluzioni concrete e, soprattutto, immediate. Qui trovate il testo integrale. Lettera aperta dei commercianti del centro storico.

vicoli centro storico

Nel giro di pochi giorni i firmatari della lettera sono quasi raddoppiati. “Stiamo cercando di acquisire ancora maggiore massa critica, di sensibilizzare ancora più persone – dice Pier Cozzolino, gestore del Kowalski – in modo da avere un peso diverso quando e se mai saremo contattati dalle istituzioni locali e attraverso esse nazionali, per adesso non sono ancora arrivati segnali”.

Le richieste sono molto semplici, e non si riferiscono soltanto al dio denaro ma anche a un rilancio turistico e culturale del centro storico: ristori per il 50% della differenza di fatturato tra il 2019 e il 2020, allentamento della pressione fiscale per alleggerire il passato e fino al 2022, politiche attive per facilitare la creazione di eventi, prolungamento della concessione gratuita dei dehors fino a fine estate 2022 e promozione costante ed efficace del nostro territorio rivola sia ai cittadini sia ai turisti.

Anno nuovo, vita vecchia. “Con l’inizio del 2021, trascorse le festività in un clima surreale dovuto alle restrizioni decise per contenere i numeri della pandemia, le più tristi previsioni circa il destino della nostra categoria si sono materializzate. Nel momento in cui scriviamo, infatti, gli ultimi risarcimenti promessi dal governo non sono a tutti arrivati e i prossimi mesi si annunciano difficili, sulla falsa riga di quelli trascorsi nell’ultimo autunno”, scrivono i commercianti.

vicoli centro storico

Una città a sé. “Abbiamo deciso di scrivere questa lettera per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica, il centro storico genovese ha le sue proprie peculiarità completamente diverse da quelle di altre zone del comune, della regione, della nazione. Un vizio del nostro paese è quello di affrontare i problemi nazionali come se fossimo una nazione unita dallo stesso medesimo destino oltre che dalla lingua. Non è così”.

Presidio di legalità e cultura. Non solo divertimento, un centro storico animato dai negozi e locali è un centro storico più sicuro e di maggior valore. “Parliamo del presidio costante e duraturo che si oppone ogni giorno a una criminalità sempre più aggressiva – dicono i commercianti – una mafia che agogna di uscire allo scoperto e conquistare nuovi lidi, ma che l’onestà delle nostre attività e del tessuto sociale nel quale esse vivono ha continuato nel tempo a porsi come muraglia invalicabile delle virtù di una cittadinanza che non vuole arrendersi”

Parliamo della crescita culturale unica nel tessuto genovese, con la produzione di eventi offerti a tutta la popolazione che ostinatamente continua a germogliare, non smettendo di porre accenti sulla qualità della vita di una delegazione che, altrimenti, sarebbe abbandonata al buio della scarsa illuminazione, al silenzio dello spaccio dilagante e a qualche karaoke stonato realizzato in un paio di locande patinate. Parliamo infine e soprattutto della capacità di valorizzare un territorio che, viceversa, varrebbe meno di un appartamento in “Vicolo Stretto”, visto che finirebbe preda della desolazione criminale sopra descritta o della mala movida dell’alcool a basso costo e delle grida lanciate con tamburi scaccia turisti“.

In queste settimane si sono moltiplicate le manifestazioni di piazza, a dire il vero, almeno a Genova, piuttosto sparute e disordinate di ristoratori ed esercenti contro i dpcm e le chiusure, e a favore “del lavoro”. Ce ne sarà una nuova lunedì mattina davanti alla prefettura del capoluogo ligure. Le associazioni di categoria, di fatto e per ora, hanno scelto di portare avanti un profilo del tutto istituzionale.

Meno manifestazioni, più risposte. La rete del centro storico in merito chiarisce che “la nostra categoria non ha, per storia e conformazione, la possibilità di scioperare, né purtroppo, una voce univoca che possa rappresentarla tenendo conto delle diverse specificità di cui abbiamo accennato in apertura – conclude la lettera – di certo non vogliamo scioglierci in inutili manifestazioni capaci solo di lasciare il tempo che trovano e neppure dar aria alle pance già gonfie di quei soloni della ristorazione che fin troppo agitano le televisioni nazionali. Vogliamo essere pratici, arrivare al punto e perorare fino alla fine la nostra battaglia”.