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Sogno sfumato

Corso Sardegna, la delusione dei negozianti: “Nell’ex mercato affitti e costi improponibili”

A fine anno l'apertura, ma le attività della zona rischiano di essere tagliate fuori

Genova. È stato bello crederci. Per i commercianti di corso Sardegna il sogno di trasferirsi nell’ex mercato ortofrutticolo, che aprirà i battenti a fine anno dopo l’imponente restyling che abbiamo documentato dall’interno, rischia di sfumare a causa dei costi da sostenere per occupare i nuovi locali, in tutto 40 spazi per oltre 7mila metri quadrati destinati a esercizi di vicinato e ristorazione affacciati sul nuovo parco pubblico.

L’accordo di programma firmato da Comune e Regione prevedeva un diritto di prelazione per i consorziati del Civ di Corso Sardegna. Lo scorso novembre si è aperta una fase di consultazione in cui le attività della zona possono presentare una manifestazione d’interesse alla società immobiliare milanese Savills che si occupa della commercializzazione. La finestra si chiuderà ad aprile, dopodiché la società Mercato di Corso Sardegna, che avrà in concessione la struttura per i prossimi novant’anni, potrà avviare trattative con altri soggetti.

“Ci sono le difficoltà che pensavamo di trovare – sospira Umberto Solferino, presidente del Civ -. Al momento una dozzina di attività ha manifestato interesse, ma il 90% ha trovato enormi problemi. Le condizioni economiche sono distanti dalle nostre possibilità di investimento, dalle caratteristiche del territorio e da questo momento storico. L’area è interessante, noi ce la stiamo mettendo tutta, ma gli investimenti richiesti sono improponibili“.

Per avere un negozio nell’ex mercato il canone di affitto annuale si aggira sui 50mila euro per un locale di 100 metri quadrati, che possono anche raddoppiare a seconda del tipo di attività. A questa cifra si aggiunge una quota dell’8% in base al reddito, oltre alle spese di amministrazione e gestione degli spazi. Ai commercianti viene richiesta poi una fideiussione di sei mesi. Senza contare ovviamente i costi per gli arredi e le attrezzature, che ciascuno dovrebbe comunque sostenere per sé.

A farsi avanti finora sono state attività storiche come Razore, Publigenova, Ottica Polverini e la Gelateria Genovese. Al momento appare difficile che qualcuno possa farcela. “Il rischio – prosegue Solferino – è che l’area verrà occupata con investimenti che arriveranno da altrove. La Savills, visti i tempi brevissimi per chiudere l’operazione, sarà costretta a trovare soggetti col portafoglio pieno e l’intenzione di sbarcare a Genova, che si tratti di ristorazione o attività di altra natura”.

Sullo sfondo c’è l’annosa vicenda del supermercato. Il progetto prevede una media superficie di vendita di mille metri quadrati, a patto che si tratti di un trasferimento di licenza e non di una nuova apertura. Sulla base di questo presupposto il Civ continua a spingere per insediare la Conad di corso Sardegna, più volte alluvionata e desiderosa di trasferirsi in un’area più sicura. “Ma la società, anche se è un nostro consorziato, l’ha esclusa dal diritto di chiamata – spiega Solferino -. Da subito avevamo capito che ci sarebbero stati problemi”.

Il timore dei commercianti locali è che apra l’ennesimo supermarket, magari traslocando semplicemente da una qualunque altra zona del comune di Genova, circostanza permessa dall’accordo: “Un’operazione del genere porterà indubbiamente danni al territorio – osserva Solferino -. Quanto meno la nostra Conad dovrà chiudere. Se fosse solo una questione economica basterebbe mettersi seduti a trovare una soluzione, ma è evidentemente non è solo quello”.

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