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Coronavirus, ecco il triste bilancio del 2020: a Genova morte 2mila persone “di troppo”

A novembre quasi l'80% di decessi in più rispetto all'anno precedente: lo dicono le statistiche ufficiali del Comune

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Genova. Sono aprile e novembre i due mesi neri del 2020 che verranno ricordati per l’ondata di morti provocata dall’epidemia di coronavirus. È quanto emerge dalle ultime statistiche fornite dal Comune di Genova sul numero dei decessi in città a confronto col 2019, dati che necessitano ancora di essere “consolidati” ed elaborati dall’Istat, ma che mostrano chiaramente le dimensioni del fenomeno.

Il bilancio di fine anno racconta di un aumento della mortalità contenuto in termini relativi (in aumento del 18,39% rispetto all’anno precedente) ma notevole in termini assoluti: 13.266 decessi contro gli 11.205 dell’anno prima, un “eccesso” di oltre 2mila unità. A questi numeri si possono facilmente sovrapporre quelli dei bollettini Covid regionali che ad oggi hanno conteggiato quasi 3mila decessi in tutta la Liguria dall’inizio dell’emergenza.

Nella seconda ondata il mese peggiore è stato novembre: 1.324 decessi – l’anno prima erano 738 – quindi il 79,4% in più. Ma gli effetti sono stati ben visibili già a ottobre (990 morti, aumento del 31,65%) e ancora a dicembre (1.087 morti, il 32,23% in più) con uno strascico che probabilmente sconfinerà nel 2021. Per la stagione invernale bisognerà anche tenere conto anche del fatto che quest’anno l’influenza, grazie alle misure di distanziamento sociale, ha avuto una circolazione molto più limitata del solito.

A chiarire il ruolo del Covid-19 è anche il confronto con gli altri mesi marginali rispetto alle due ondate. Guardiamo i dati Istat. Se aprile, come novembre, aveva fatto segnare un aumento record della mortalità rispetto alla media dei cinque anni precedenti (83,3%) preceduto da marzo (63,4%), è vero anche che quasi tutti gli altri mesi presentavano decessi in calo: gennaio -11%, maggio in lieve aumento del 7,5%, giugno -6,1%, luglio -10,8%, agosto -6,3%. Una tendenza che infatti contribuisce a mitigare il bilancio finale, a dispetto dei picchi registrati in primavera e autunno.