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Coronavirus, da oggi nel computo anche i positivi rilevati dai tamponi rapidi: arma a doppio taglio?

Il tasso di positività potrebbe abbassarsi ma l'incidenza schizzare in alto: e le regioni che fanno più test possono essere penalizzate

Genova. Sabato sera il ministero della Salute, attraverso una circolare firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza, ha chiarito che nel computo dei casi positivi al coronavirus si dovrà tenere conto anche del numero di quelli rilevati con i test antigenici – i test cosiddetti “rapidi” – che saranno però rendicontati separatamente dai presidenti delle Regioni.

Che cosa significa? E perché questa potrebbe essere un’arma a doppio taglio nella classificazione regionale? Oggi il bollettino di Alisa indica il numero di nuovi casi positivi confermati dai tamponi molecolari, il numero dei tamponi molecolari e, a parte, il numero dei tamponi rapidi. Il calcolo del tasso di positività viene fatto rapportando il numero dei nuovi positivi a quello dei tamponi molecolari.

Ieri, per fare un esempio, il numero di nuovi positivi era pari a 374 e quello dei tamponi molecolari 2877: 12,9% quindi il tasso dei nuovi positivi, un dato superiore a quello nazionale ma che non può non tenere conto del fatto che nei giorni in cui vengono fatti meno tamponi è probabile che siano fatti su persone probabilmente positive. Lo stesso bollettino parla anche di 2082 tamponi rapidi ma non si sa quanti, fra questi, siano positivi.

E’ quindi poco corrispondente all’attuale metodo di computo la dichiarazione del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che, nel punto Covid su Facebook, ieri sera, ha concluso: “In Liguria sono 374 i nuovi positivi al Coronavirus, a fronte di quasi 5mila tamponi, tra molecolari e antigenici, effettuati nelle ultime 24 ore”.

Nel momento in cui i tamponi rapidi saranno conteggiati al pari dei molecolari, infatti, anche il numero di positivi aumenterà. Quindi il rischio concreto è che si possa superare quel valore di incidenza di 250 casi ogni 100 mila abitanti che per il ministero potrebbe diventare condizione sufficiente a passare in “zona rossa”. A prescindere dall’Rt (oggi con Rt sotto al 0,5 ci si trova in zona bianca, tra 0,5 e 0,99 in zona gialla, tra 1 e 1,24 in zona arancione e sopra l’1,25 in zona rossa).

Quello che potrebbe scendere, invece, è il tasso di positività: il numero di tamponi positivi sul totale dei rapidi, soprattutto quando ce n’è tanti, è inferiore a quello dei positivi sui molecolari. Esiste però, quindi, il problema che le Regioni che effettuano più tamponi possano essere penalizzate nel meccanismo della classificazione a colori.

Anche i privati. Peraltro la circolare del ministero, dal titolo “aggiornamento della definizione di caso Covid-19 e strategie di testing”, prevede che: “Gli esiti dei test antigenici rapidi o dei test RT-PCR, anche se effettuati da laboratori, strutture e professionisti privati accreditati dalle Regioni – si legge – devono essere inseriti nel sistema informativo regionale di riferimento”. L’importante è che tali test abbiano requisiti minimi di performance: 80% di sensibilità e 97% di specificità.