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Conte lancia l’appello ai “volenterosi”, Toti fa muro: “Serve un governo forte, basta ripicche”

Il premier apre implicitamente all'ingresso di Forza Italia nella maggioranza

Genova. “Servono un governo e forze parlamentari volenterose, consapevoli della delicatezza dei compiti, capaci di sfuggire gli egoismi e l’utile personale”. E quindi, oltre all’alleanza Pd-M5s-Leu, un “contributo politico di formazioni che si collocano nella più alta tradizione europeista: liberale, popolare, socialista“.

Il premier Giuseppe Conte nelle comunicazioni alla Camera ha chiesto formalmente l’appoggio esterno da parte di quelli che ora non si chiamano più “responsabili” ma “volonterosi“. Un appoggio che sia però “limpido e trasparente“. E che apre, almeno secondo le analisi più licenziose, alla possibilità dell’ingresso in maggioranza di Forza Italia, unica compagine già esistente che da sola sarebbe in grado di prendere il posto dei renziani.

A Roma è entrata nel vivo la due giorni che segnerà il punto di svolta per il governo Conte bis: avanti con un gruppo di parlamentari che sostituiscano l’uscita di Italia Viva dalla maggioranza oppure dimissioni (precedute da un eventuale voto di sfiducia) e un futuro più che mai incerto. Oggi il presidente non dovrebbe avere difficoltà a ottenere la maggioranza (relativa o assoluta), ma il voto sulla fiducia potrebbe già far capire cosa accadrà domani, quando avverrà il passaggio fondamentale in Senato, dove al momento non ci sono i numeri assoluti per tenere in piedi l’esecutivo.

Una crisi senza senso e confesso il mio disagio – ha proseguito Conte nel suo discorso a Montecitorio -. Abbiamo lavorato per il bene del Paese e per questo posso parlare a testa alta” ha aggiunto, sottolineando i danni di questa crisi in un momento critico legato alla pandemia e alla necessità di nuove e urgenti misure a sostegno dell’economia.

Secondo il premier Conte il Governo non ha sbagliato nulla. Francamente mi sembra un giudizio molto autoindulgente”, scrive ancora il presidente ligure Giovanni Toti su Facebook. E porta l’esempio della scuola, parlando di caos dopo lo scontro di ieri: “Delle due, l’una: o siamo, come sostengono il ministro della Salute e i suoi tecnici, alla vigilia di una nuova ondata Covid pericolosissima, e allora riaprire le scuole in zona arancione è una follia, oppure non è così, i dati sul virus migliorano e allora oltre alle scuole riapriamo anche teatri, cinema, ristoranti, bar, palestre e piscine, con le dovute regole”.

Insomma, insiste Toti, “serve un governo forte, serio, non condizionato dalle ripicche tra ministri e appeso a un pugno di voti sparpagliati, ammesso che quei voti ci siano. Questa crisi rischia di essere l’ennesima occasione perduta, per arroganza”. La traduzione è sempre la stessa: i tre senatori di Cambiamo! non offriranno sostegno a queste condizioni.

Ma non è escluso che la situazione cambi. Perché le parole di Conte, come quelle di Zingaretti ieri, ampliano in linea teorica il perimetro del governo che potrebbe avvicinarsi a quel concetto di “unità nazionale” che Toti ha più volte caldeggiato. Tra l’altro il premier ha spiegato che rinuncerà a due deleghe, quella all’agricoltura (lasciata libera dalla dimissionaria Teresa Bellanova) e quella ai servizi segreti. In altri termini, poltrone che potrebbero essere ambite da nuove forze in una maggioranza allargata. Dove, a quel punto, anche i centristi che fanno capo a Toti potrebbero avere qualche ruolo.