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Album dei ricordi blucerchiati: Boškov e Veselinović, gli jugoslavi

Due big del calcio slavo, non hanno avuto modo di farsi valere a Genova per il valore espresso in patria. Si prenderanno grandi rivincite da allenatori, uno alla Samp, l’altro in giro per il mondo

Genova. Figurina doppia, questa volta per l’album dei ricordi blucerchiati, perché del “labbro di Novi Sad”, Vujadin Boškov,  inchiostro ne è stato versato a fiumi, mentre molto meno sanno i giovani tifosi doriani della sua spalla, Todor “Toza” Veselinović, che nella città serba, sulle rive del Danubio, c’è nato davvero.    “Vuja”, invece, è nato a Begeč, sempre in Vojvodina, ma ad una quindicina di chilometri dal capoluogo.

Giocano assieme, per dieci anni, proprio nel Vojvodina (salvo una parentesi di  Veselinović, per un anno al Partizan, dove vince una Coppa di Jugoslavia), arricchendo il loro palmarès di tante presenze e goal, ma non di molti trofei  (sempre appannaggio dei team di Belgrado, Zagabria o Spalato), limitati ad una Mitropa Cup ed una Coppa Rappan.

Veselinović è un uomo goal, la cui media, in patria, parla di una rete ogni 133 minuti, tantissimi tenuto conto che non era una punta vera, bensì un’ala sinistra/trequartista, il ruolo più ricco di talenti, in quel coacervo di fuoriclasse, sbocciati nella storia del calcio jugoslavo, da Dragan  Džajić, a Dejan Savićević, solo per limitarci ad un paio di nomi.

Anche con la Nazionale, la butta sempre dentro (28 goal in 37 partite), tanto da essere considerato uno dei migliori della storia jugoslava, facendo parte delle rappresentative che hanno partecipato ai  Mondiali del 1954, in Svizzera e ‘58 in Svezia, come pure alle Olimpiadi del ’56, a Melbourne, dove oltre alla medaglia d’argento (finale persa con l’URSS del “ragno nero”, Lev Jashin), si è aggiudicato anche il titolo di capocannoniere, analogamente a quanto fatto in patria, nel ’56, ’58 e ’61.

Vujadin Boškov, invece, è un centrocampista, sullo stile di Valdir Pereira, meglio noto come Didì, “O Principe etiope”, il regista brasiliano, giudicato unanimemente il miglior giocatore dei Mondiali del ’58, vinti dai carioca, con Pelè e Garrincha sugli scudi.

Di presenze in Nazionale, ne ha di più dell’amico Veselinović (57) ed anche lui ha una medaglia d’argento olimpica, però ad Helsinki, in Finlandia, nel ’52, quando l’oro se lo prese la grande Ungheria di Ferenc Puskás. Partecipa ai Mondiali del ’54, ma non ai successivi, causa un infortunio, però, a livello di curriculum, compensa questa lacuna, con una convocazione, nel ’53, da parte della FIFA, per una sfida, a Wembley, fra Inghilterra e Resto d’Europa… Un 4-4 passato alla storia, cui parteciparono anche Giampiero Boniperti (autore di una doppietta), Ernst Ocwirk, Kubala e Nordhal.  Fu un match voluto dalla “Football Association” nel tentativo di dimostrare la loro, ritenuta indiscussa, nomea di “maestri” e di inventori del gioco del calcio…

Nel maggio del ’55, entrambi i futuri sampdoriani sono in campo al Comunale di Torino, con la Nazionale slava, che rifila un pesante 4-0 all’Italia e la rete che sblocca il risultato è proprio di Veselinović.

Basta quanto scritto, per attestare che l’allora presidente Lolli Ghetti, subentrato ad Alberto Ravano non andò a pescare, all’estero, nell’estate del 1961, due carneadi da affidare a Eraldo Monzeglio, per sostituire il “Faro del Prater”, Ernst Ocwirk, che tornava in Austria, a giocare gli ultimi spiccioli di carriera?

Ciò nonostante, il duo slavo, non trovò terreno fertile a Genova, forse perché giunsero in Italia da “over 30” (in quegli anni la Federcalcio jugoslava vietava trasferimenti all’estero prima di tale età), ma anche per il fatto che, su quattro stranieri in rosa (gli altri due erano Cucchiaroni e Skoglund), solo tre potevano scendere in campo ed il turn over, a quei tempi, era meno gradito rispetto ad ora, tanto più che non c’era la possibilità di subentrare a gioco in corso…

Veselinović ottenne una maglia per 15 volte (4 goal), Boškov 13 (con una rete), mentre Tito Cucchiaroni ne giocò 27 e Nacka Skoglund 22… ovvio che venissero spesso preferiti i due campioni che l’anno prima avevano portato il Doria al 4° posto finale in classifica… Cosicché il due slavi, che pur nella prima parte del torneo si erano ben distinti (goal decisivi di Todor in una vittoria per 3-2 col Milan e nei pareggi con Udinese e Lecco, oltre ad uno inutile contro la Fiorentina, per un totale di quattro e di Vujadin in un 1-1 col Venezia), vedono – piano piano – le “batterie dell’entusiasmo” scaricarsi, con la conseguente uscita dalle rotazioni…

Boškov avrà occasione di prendersi la rivincita, da allenatore, 25 anni dopo… ed è una storia che ha avuto mille narrazioni, nella vittoria di un irripetibile  scudetto… mentre Veselinović le sue soddisfazioni da mister di successo, se le toglierà allenando in tutto il mondo, per trent’anni (dal ’68 al ’98), a partire dalla Nazionale colombiana, ma anche  della Jugoslavia, oltre a team di alto livello in  Austria, Ecuador e Spagna, vincendo i relativi tornei in Colombia (con l’Indipendente Santa Fe), in Grecia (con l’Olympiakos) e soprattutto in Turchia (due campionati vinti ed una Supercoppa col Fenerbahçe).

La sua popolarità in Italia, non è pari a quella di Boškov, solo perché la sua breve parentesi a Catanzaro, da subentrante nella primavera dell’86, è stata tardiva e non sufficiente a salvare i calabresi dalla retrocessione, nonostante il bel gioco espresso ed alcune altisonanti vittorie…

Insomma, una bella coppia d’assi… una doppia “figurina” per l’album dei ricordi blucerchiati… mettiamola in in posto d’onore in bacheca.

Della stessa serie “Album dei ricordi blucerchiati”:

Bruno Mora, l’ala perfetta

Trevor Francis, “the striker”

Ruud Gullit , “Cervo che esce di foresta”

Nacka Skoglund, il re del tunnel

Toninho Cerezo, samba scudetto

Graeme Souness, “Charlie Champagne”

Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

Sebastián Verón, “La Brujita”

Luisito Suárez, “El arquitecto” dei primi anni ’70

Tito Cucchiaroni, una leggenda nella storia della Samp

Ernst Ocwirk, il faro del Prater

Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

Srecko Katanec, la gazzella slovena

Jorge Toro, dalle Ande agli Appennini Liguri

Luca Vialli, il bomber

Eddie Firmani, il “tacchino freddo”

Ermanno Cristin, il “Nordahlino” di Marassi

Sergio Brighenti, il capocannoniere

Roberto Vieri, la fantasia al potere

Mario Frustalupi, il piccolo grande” regista

Gaudenzio Bernasconi, l’orsacchiotto

Fausto Pari, una vita da mediano

Giovanni Invernizzi, la classe operaia in paradiso

Walter Zenga, l’uomo ragno

Giovanni Lodetti, da “basleta” a “baciccia”

Attilio Lombardo, il “Popeye”

Valter Alfredo Novellino, il Monzon della panchina

Alessandro, “il conquistatore” Scanziani

Enrico Nicolini, “il Netzer di Quessi””  

Loris Boni, il “baffo” col numero 8