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Vaccino, i primi 6 liguri hanno combattuto il Covid in prima linea: ecco le loro storie

Medici, infermieri, operatori sanitari, un volontario delle ambulanze e uno specializzando: la campagna parte da loro

Genova. Si chiamano Giovanni Assumma, Maria Ghinatti, Marco Giglio, Gloria Capriata, Chiara Dentone e Luca Castellani. Sono loro i primi sei liguri che riceveranno il vaccino contro il Covid-19 domani all’ospedale San Martino di Genova. Scelti per rappresentare tutte le categorie che prenderanno parte alla prima fase della campagna destinata a segnare una svolta nel corso della pandemia: medici, infermieri, personale ospedaliero, specializzandi, volontari delle pubbliche assistenze. A loro si aggiungeranno ospiti e dipendenti delle rsa.

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Loro sei hanno combattuto il Covid in prima linea. In un video realizzato dalla Regione e dall’ospedale San Martino raccontano l’esperienza delle prime due ondate e la grande emozione di essere stati scelti per primi, con la grande responsabilità di incarnare un esempio per i loro colleghi e per tutti i cittadini. Ecco le loro testimonianze.

Giovanni Assumma, 22 anni, milite della Pubblica Assistenza Molassana
Nato a Genova e residente a Genova, celibe. È milite della cooperativa SIS dal 14 febbraio 2020. Precedentemente ha svolto esperienze di volontariato e il servizio civile presso l’associazione Giovani Amici Uniti Onlus di Genova (GAU), “Sezione Struppa della P.A. Croce Bianca Genovese”. Ha lavorato in prima linea durante tutta l’emergenza Covid.

“Quest’emergenza ha migliorato la mia resistenza mentale e fisica per lo sforzo di tenere la tuta e le situazioni che capitano, ad esempio quando si va a prendere un paziente Covid. Quando ti ci trovi in mezzo per la prima volta e scioccante, l’impatto è patente. Alla fine ti trovi in un campo di battaglia e hai solo due risposte: o difenderti fino all’estremo o combattere fino a quando non la vinci. Facendo questo vaccino, vestito come membro della Croce, proverò un grosso onore nel rappresentarle tutte”

Maria Ghinatti, 46 anni, medico del padiglione 12 area Covid dell’ospedale San Martino
Nata a Genova e residente a Genova, sposata con 3 figli. Dal 2004 al 2017 ha lavorato al pronto soccorso di Savona. Dal 2017 è impiegata in medicina interna all’Ospedale Policlinico San Martino dove è attualmente impiegata nel settore universitario operativo, al padiglione 12.
È stata operativa in prima linea durante tutta l’emergenza Covid – prima e seconda ondata – in uno dei primi reparti convertiti Covid.

Le emozioni sono tante. Quest’esperienza però ci ha aiutato a tirare fuori il meglio di noi. Abbiamo dovuto affrontare situazioni nuove e ci siamo dovuti inventare qualità che non sapevamo di avere, qualità organizzative, nuovi modi di assistere i pazienti e approcciare i familiari. Ci siamo sentiti parte di qualcosa di grande, anche se brutto, che ci ha spronati a dare il meglio di noi. Umanamente il mio pensiero va a quei pazienti anche giovani, a volte amici, che sono mancati e che non hanno avuto la possibilità di vaccinarsi, per poche settimane. Sarebbe sprecare una grossa chance”. 

Marco Giglio, 54 anni, disinfettore dell’ospedale San Martino
Nato e residente a Genova. Celibe, senza figli. Svolge il ruolo di operatore tecnico specializzato e dal 2007 è assegnato all’attività operativa di igiene. Durante il periodo di emergenza Covid ha dato il proprio contributo aiutando nell’attività di disinfezione.

“Vedere un numero così elevato di ambulanze che afferivano al nostro servizio dava l’idea di quello che stava succedendo. Secondo me abbiamo avuto un’ottima risposta. Sicuramente ci sono stati momenti di tensione, di paura, ma alla fine abbiamo fatto un lavoro stupendo. Non c’era solo la disinfezione delle ambulanze, ma di tutti gli spazi confinati, dei passaggi dei pazienti dalle degenze alle radiologie, quindi anche a contatto diretto con i pazienti. Ho provato un po’ di paura, ma al tempo stesso anche tanta fiducia, soprattutto adesso che abbiamo il vaccino. Farlo è un atto di fiducia, civiltà e anche ottimismo. Meglio un vaccino oggi che un lockdown domani mattina”. 

Gloria Capriata, 48 anni, coordinatrice infermieristica della rianimazione M2 Monoblocco dell’ospedale San Martino
Nata a Genova, residente a Genova. Nubile, con 2 figli. Infermiera. Dal 1992 lavora all’Ospedale Policlinico San Martino, da quando aveva 19 anni. Ha lavorato nell’ordine prima in Cardiologia, poi al Day Hospital al Dimi quindi in Rianimazione. Oggi è coordinatrice infermieristica nel reparto di Rianimazione, all’M2 del Monoblocco. Ha trascorso letteralmente una vita al San Martino.

“Sicuramente siamo stati colti impreparati nella prima ondata. Abbiamo aperto una rianimazione in 72 ore dal nulla. Mi porto dietro tanti ricordi belli per tutto quello che abbiamo fatto con infermieri, medici e operatori socio-sanitari, e brutti per tutto quello che abbiamo visto in generale. Mi sento di poter fare questo vaccino in tranquillità. Si prova sicuramente felicità e orgoglio per essere stata scelta, per il gesto di fiducia a me come testimonial di questa campagna e per quello che rappresenta il simbolo di per sé. Un messaggio che spero arrivi ai colleghi e alla popolazione, un esempio e soprattutto qualcosa che spero stimoli tutti: facciamo il passo, vacciniamoci, è una scelta importante, soprattutto per noi che siamo in prima linea”

Chiara Dentone, 42 anni, medico della clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino
Nata a Chiavari e residente a Genova. Sposata. Infettivologa da dicembre 2007, è dirigente medico presso la Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino. Dopo essere stata infettivologa in Asl1, all’Ospedale di Sanremo, ha fatto un dottorato di ricerca in immunologia con l’Università di Genova fuori dall’Italia, a Parigi e Londra. Da novembre 2019 ha preso servizio presso l’Ospedale San Martino di Genova.

È stata un’esperienza unica, siamo diventati un gruppo molto più coeso, non solo noi infettivologi ma anche i medici delle altre specialità che hanno preso parte alla gestione di questa emergenza. È stata una forza che ci ha permesso di uscire dalla prima ondata e affrontare al meglio la seconda. Mi ha lasciato all’inizio un senso di impotenza. È stato difficile. Essere in gruppo ci permetteva di trovare soluzioni in tempi più rapidi. È una responsabilità di ognuno vaccinarsi. Fa parte del senso civico di ogni cittadino. È l’unico modo che abbiamo di uscire dalla pandemia. Sono orgogliosa di essere una delle prime vaccinate, deve essere un esempio per i cittadini”

Luca Castellani, 32 anni, specializzando in medicina d’urgenza e pronto soccorso
Quando è scoppiata la pandemia stava frequentando il quarto anno della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Genova. Ha partecipato attivamente e in prima linea all’Emergenza Covid, prima come specializzando e, in seguito, da marzo 2020, con un contratto semestrale, prolungato successivamente per tutta la durata della pandemia.

“Sono molto contento di essere stato scelto per rappresentare tutti gli specializzandi che hanno dato un contributo estremamente importante in questa pandemia. È stato un turbinio di emozioni a partire da quando è cominciato tutto fino ancora a adesso e quello che succederà dopo, se ci sarà la terza ondata o meno. È bello poter aiutare le persone, vedere il sorriso di un malato che parla con un figlio, con la mamma o il papà. Sono momenti di grande gioia. Spero che i miei colleghi siano tutti concordi nel fare il vaccino, come credo sia logico. Ci sono un sacco di modi di informarsi, se qualcuno ha qualche dubbio può chiedere o leggere. Gli specializzandi sono medici e sono aggiornati su tutto, chi non è del mestiere può rivolgersi al medico di famiglia, ai farmacisti per richiedere informazioni. Il vaccino va fatto”