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Nuovi manifesti anti-aborto in città: torna la protesta di associazioni e opposizioni fotogallery

Le attiviste di "Non una di meno" hanno "marchiato" i manifesti, mentre Linea Condivisa torna ad attaccare la giunta Bucci

Genova. Dopo le roventi polemiche dei giorni scorsi, Pro Vita & Famiglia in queste ore ha fatto affliggere nuovi manifesti contro la pillola abortiva RU486. La cosa non è sfuggita ai movimenti femministi, Non una di meno in testa, che sono immediatamente tornati in azione sovrapponendo scritte e slogan contro la campagna mediatica.

I manifesti sono comparsi anche in Corso Europa, a due passi dall’ospedale San Martino, e in via Siffredi, scatenando anche le reazioni politiche delle opposizioni: “Il sindaco Bucci e la sua Giunta si sono appellati ancora una volta al diritto di libertà di manifestazione del pensiero – dichiara Sara Tassara, consigliera municipale del Municipio Medio Ponente per Linea Condivisa – ma qui non si tratta di difendere la libertà di espressione: questi manifesti sono offensivi, lesivi dei diritti delle donne e peggio ancora diffondono informazioni false. Come si può in questo caso parlare di libertà di espressione? È inaccettabile che il nostro Sindaco autorizzi una campagna di disinformazione così violenta, non facendo alcuna azione per adeguare il Regolamento Comunale sulle affissioni alle direttive europee. Abbiamo presentato un’interpellanza al Sindaco nella quale chiediamo di adeguare il Regolamento Comunale sulle affissioni alle normative internazionali per l’eliminazione degli stereotipi di genere. Non faremo un passo indietro e continueremo a tornare sul tema finché non otterremo una risposta positiva».

Mentre le amministrazioni delle altre città italiane colpite dalla campagna mediatica finanziata dall’associazione anti-scelta, simpaticamente denominata “Pro Vita & Famiglia”, si stanno mobilitando per rimuovere i manifesti contro la pillola abortiva RU486, il Comune di Genova ha dichiarato di non avere alcuna intenzione di intervenire per la rimozione. Ed ecco apparire due nuovi manifesti, in Corso Europa (vicino all’ospedale San Martino, di fronte al Pronto Soccorso) e in Via Siffredi.

“Questi manifesti azzerano decenni di lotte per i diritti e per la libertà di scelta – commentano i consiglieri municipali di Linea Condivisa del Municipio Centro Est Luca Curtaz e Vincenzo Palomba – i cittadini e le cittadine genovesi non hanno bisogno di amministratori che difendono manifesti che diffondono informazioni scientificamente false, messaggi colpevolizzanti e medioevali. Avrebbero bisogno di una Giunta che si occupi seriamente della tutela della salute pubblica, piuttosto che ergersi a giudice dell’etica del singolo”.

«Il sindaco Bucci si appella alla libertà di espressione ogni volta che viene messo alle strette – prosegue il consigliere municipale del Municipio Ponente Filippo Bruzzone – Non dimentichiamo infatti che già nel 2018 il sindaco si rifiutò di rimuovere l’offensivo e scientificamente errato manifesto contro l’Interruzione Volontaria di Gravidanza apparso in Corso Buenos Aires, mentre sempre la stessa Giunta Bucci nel 2019 è intervenuta tempestivamente per censurare la campagna UAAR sulla libertà di scelta, adducendo come motivazione “una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale”.»

«Insomma – conclude il consigliere municipale del Municipio Centro Ovest Mariano Passeri – se si attacca il diritto all’autodeterminazione delle donne il Comune fa spallucce, se invece si incentiva il diritto alla libertà di scelta il sindaco Bucci interviene immediatamente per rimuovere i manifesti.»

“In Liguria il 63.5% dei ginecologi ospedalieri sono obiettori – dichiara il capogruppo in consiglio regionale di Linea Condivisa Gianni Pastorino – Se davvero si avessero a cuore i diritti delle donne, si dovrebbe intervenire per garantire l’accesso all’IVG in ogni struttura presente sul territorio. E se si volesse davvero fare un passo in più per abbassare ulteriormente il numero di interruzioni volontarie di gravidanza bisognerebbe programmare un serio e continuativo percorso di educazione alla sessualità nelle scuole, si dovrebbero distribuire gratuitamente anticoncezionali e si dovrebbe comunque rispettare la legge 194, permettendo a ogni persona che lo desidera di effettuare gratuitamente e in sicurezza la propria interruzione di gravidanza”.