Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Morto per Covid il serial killer Donato Bilancia: era stato condannato a 13 ergastoli

Si trovava nel carcere di Padova. Aveva 69 anni

Più informazioni su

Venezia. Donato Bilancia, serial killer condannato a 13 ergastoli per diciassette omicidi e 16 anni per un tentato omicidio, è morto per Covid al carcere Due Palazzi di Padova.

I delitti attribuiti a Bilancia sono avvenuti tra il 1997 e il 1998 tra la Liguria e il Piemonte.

Bilancia scontò i primi anni di prigione al carcere di Marassi a Genova, per poi essere trasferito a Padova negli ultimi anni. Era soprannominato “il mostro dei treni” o “il serial killer delle prostitute”. Venne arrestato nel 1998, a tradirlo fu l’auto usata per alcuni suoi spostamenti. Era nato a Potenza nel 1951.

Il primo omicidio, che confessò lui in seguito perché venne subito archiviato come morte per cause naturali risale al 16 ottobre 1997 quando Bilancia uccise il biscazziere Giorgio Centanaro nella sua casa, soffocandolo con le mani e con del nastro adesivo. Il secondo pochi giorni dopo, il 24 ottobre, in piazza Cavour per motivi analoghi quando uccise nella loro casa il biscazziere Maurizio Parenti e la moglie Carla Scotto, sottraendo 13 milioni e mezzo di lire in contanti e alcuni orologi di valore, di cui poi si liberò. Tre giorni dopo, il 27 obbore, uccise sempre a scopo di rapina i coniugi Bruno Solari e Maria Luigia Pitto, titolari di un’oreficeria e il 13 novembre a Ventimiglia, uccise Luciano Marro, un cambiavalute, a cui sottrasse 45 milioni di lire.

Il 25 gennaio 1998 uccise a Genova Giangiorgio Canu, un metronotte, al solo scopo di rivalsa contro le forze dell’ordine, il 20 marzo successivo rapinò e uccise un altro cambiavalute. Poi cominciarono i delitti contro le prostitute a Varazze, Pietra ligure, Novi e Cogoleto.

Bilancia è anche noto come il “serial killer dei treni“: il 12 aprile, sull’Intercity La Spezia-Venezia , scassinò la porta del bagno del vagone e sparò a Elisabetta Zoppetti, uccidendola, Due giorni dopo il 14 aprile tornò a uccidere una prostituta, Kristina Valla e dopo altri 4 giorni, il 18 aprile
sulla tratta Genova-Ventimiglia, uccise Maria Angela Rubino.

Il 20 aprile nell’area di servizio Conioli Sud sull’autostrada Genova-Ventimiglia, nel comune di Arma di Taggia, rapinò e uccise il benzinaio Giuseppe Mileto perché questi si era rifiutato di fargli credito per un pieno di benzina. Fu l’ultimo della lunga serie dei delitti di Bilancia.

Venne arrestato il 6 maggio 1998 dai carabinieri all’uscita dell’ospedale San Martino di Genova: dopo pochi giorni rese confessione spontanea di tutti gli omicidi, attribuendosi anche il delitto di Giorgio Centanaro, archiviato come morte naturale.

In carcere Bilancia, benchè non si sia mai pentito degli omicidi, cominciò un percorso che lo portò a conseguire un diploma e iniziare a studiare per laurearsi. Un comportamento che gli fece ottenere anche un permesso per uscire dal carcere nel 2017 ovvero dopo 20 anni di detenzione: andò superscortato sulla tomba dei genitori a Nizza Monferrato (Asti). Un successivo permesso gli fu invece negato perchè ritenuto un soggetto ‘ancora pericoloso’.

Bilancia aveva chiesto al Tribunale di sorveglianza di Padova di far visita a un bambino di otto anni con sindrome di Down, al quale aveva deciso di devolvere parte della sua pensione. Ma i magistrati negarono la possibilità in considerazione del fatto che non si era mai ravveduto dei suoi crimini, ritenendo di essere stato “posseduto” da una malattia negli anni in cui li aveva commessi.

“Inquieta sapere della morte in carcere. Le carceri dovrebbero essere luoghi sicuri”. E’ questo il primo pensiero di Enrico Zucca, oggi sostituto procuratore generale e, all’epoca, pubblico ministero nel processo contro Donato Bilancia. E’ stato un serial killer “che negli ultimi tempi ha interpretato il ruolo del serial killer.

Al mondo – spiega Zucca – ce ne sono di più complessi ma lui è passato alla storia della criminologia per la concentrazione temporale degli omicidi”. Diciassette in una manciata di mesi. Quindi “non la figura classica del serial killer che uccide per soddisfare un impulso, una necessità. Bilancia uccideva perché ha trovato facile farlo”.