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Manifesti anti abortisti, Linea Condivisa: “Il sindaco Bucci cambi il regolamento comunale”

Continua la polemica sulla campagna dell'associazione Pro Vita

Genova. La campagna mediatica finanziata dall’associazione “Pro Vita & Famiglia” continua ad alimentare le polemiche a Genova. Il Comune ha già detto che non intende rimuovere i manifesti mentre sabato il collettivo “Non una di meno” ha organizzato una manifestazione di protesta. E ora Linea Condivisa chiede a Bucci di adeguare il regolamento comunale per impedire affissioni simili.

“Questi manifesti vanno immediatamente rimossi perché minano la libera scelta delle donne e compromettono il diritto all’autodeterminazione di tutt* – dichiara l’associazione Linea Condivisa – Diffondono informazioni false (paragonano la RU-486, farmaco che permette di effettuare l’aborto farmacologico senza bisogno di ricorrere a un ricovero ospedaliero, al veleno) e consolidano stereotipi sessisti”.

“La richiesta di rimozione di questi manifesti arriva da più parti, a partire dalla società civile, dalle associazioni che si occupano di diritti delle donne e dal Liguria Pride, che ha presentato un esposto per denunciare il fatto – specifica Linea Condivisa – Eppure il sindaco Marco Bucci fa spallucce, appellandosi alla libertà di espressione. Ma è davvero libertà di espressione se, diffondendo informazioni false, si attaccano i diritti delle donne? Secondo noi la risposta è no”.

“Per questo motivo abbiamo intenzione di presentare, in ogni municipio in cui siano presenti dei nostri iscritti, un’interpellanza al sindaco nella quale chiediamo di adeguare il regolamento comunale sulle affissioni alle normative internazionali per l’eliminazione degli stereotipi di genere, inserendo un articolo che proibisca l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto contenga stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessisti, violenti o rappresenti la mercificazione del corpo femminile”, continua l’associazione.

“Il sindaco di Genova è abituato a fare il battitore libero ma di fronte a un fatto che riteniamo gravissimo non può nascondersi dietro a un dito: dovrà dare delle risposte chiare – conclude Linea Condivisa – e se rifiuta di adeguare il regolamento alle normative internazionali dovrà spiegare perché”.