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Lavorare in pigiama danneggia la salute mentale: lo studio sullo smart working ai tempi del Covid

Stare a casa è comodo, ma può essere anche rischioso

Genova. Lavorare da casa ha sicuramente alcuni vantaggi, ma alcune sue pratiche possono essere dannose alla salute mentale delle persone. Questo è quanto emerso da una ricerca condotto nel pieno del lockdown di aprile e maggio dal Woolcock Institute of Medical Research di Sydney, che ha studiato i contraccolpi psicologici di lavorare da casa.

Sotto la lente dei ricercatori l’uso del pigiama, o dei tutoni da casa, cioè l’abbigliamento domestico che nessuno userebbe per varcare la soglia di casa, ma che nei mesi di confinamento forzato è diventato per molti il “dress code” di tutti i giorni.

Lo studio, condotto su 163 accademici e ricercatori provenienti da varie zone del Paese, evidenzia che “una maggiore percentuale di persone che indossano il pigiama durante le ore di lavoro riporta un declino di salute mentale durante la pandemia rispetto a chi si veste prima di andare al computer“. Ma non solo: secondo i ricercatori sarebbero più evidenti le differenze di status economico nei risultati di questa ricerca. Non poter disporre di ambienti domestici separati per condurre le attività lavorative separate da quelle domestiche, anche perché non ci si può permettere una casa con più ambienti, ha portato ad un maggior decadimento psicologico.

In pratica non creare uno stacco netto tra vita lavorativa e vita al di fuori del lavoro, e lo stesso potrebbe valere anche per lo studio, crea difficoltà psicologiche sia per quanto riguarda la gratificazione in quello che si fa’, sia per la collocazione sociale in cui ci si sente rappresentati. Una equilibrio molto delicato che spesso viene tenuto in piedi con poche azioni, come quella di “vestirsi per andare a lavorare”.

Una “salute mentale” che porta ad avere risultati sul lavori sempre meno efficienti e produttivi. Il Covid, quindi, ha sì aperto le porte allo smart working, facendone apprezzare le comodità, ma al contempo ha messo subito in luce i suoi limiti. E ha spazzato via alcuni trend architettonici urbani: altro che microliving, il futuro è avere spazio e aria, per vivere e lavorare.