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La zona rossa a Natale travolge 13mila locali in Liguria, effetto valanga sull’agroalimentare

Un quinto del fatturato viene realizzato durante le feste, allarme Coldiretti e Cia: "Crisi gravissima, servono ristori immediati"

Genova, L’addio al solo pranzo di Natale fuori casa che colpisce quasi 5 milioni di italiani è la punta dell’iceberg delle difficoltà provocate dalla chiusura forzata di bar, ristoranti e trattorie che, a livello nazionale, realizzano quasi un quinto del fatturato durante le feste di fine anno.

Anche le attività di ristorazione liguri, potranno contare solo sull’asporto e consegna a domicilio in queste giornate, con una drastica riduzione delle entrate e un conseguente effetto valanga sull’intera filiera agroalimentare locale per il mancato acquisto di alimenti e vino fuori casa.

E’ quanto stima la Coldiretti sugli effetti dell’entrata in vigore del decreto anti-Covid di Natale che preclude per le prossime festività la possibilità di andare a mangiare anche nei circa 13mila locali della ristorazione presenti in Liguria, tra bar, ristoranti, pizzerie e agriturismi. L’impossibilità di mangiare fuori casa fa crollare drasticamente la spesa media degli italiani per i menu di Natale che si riduce del 31% e scende ad un valore di 82 euro per famiglia secondo l’indagine Coldiretti/Fondazione Divulga.

“Il 2020 – affermano il presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il delegato confederale Bruno Rivarossa –  fa segnare la spesa più bassa per le tavole di Natale degli italiani da almeno un decennio. Gli unici a cercare di resistere sono i prodotti nazionali simbolo della tradizione, che contribuiscono a far aumentare soprattutto gli acquisti diretti dal contadino, in crescita del 26% nel 2020, acquisti trainati da una nuova sensibilità verso i cibi salutari e recupero di un contatto diretto con chi custodisce le eccellenze del territorio, ma anche dalla volontà di aiutare le imprese locali in questo difficile momento”.

“Il boom della spesa nei mercati contadini non compensa però le difficoltà causate dalla pandemia alle imprese agricole, a causa soprattutto del crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti e pizzerie, oltre che degli agriturismi: davanti a tale situazione, già dalla prima ondata di pandemia, molte aziende agricole e agriturismi si sono attrezzati per individuare nuove soluzioni e superare le difficoltà logistiche e organizzative dei canali consueti, sperimentando forme alternative come il take away e le consegne dei pasti a domicilio, in modo da non far mancare oltretutto la propria vicinanza alla cittadinanza”, ricorda Coldiretti invitando a privilegiare i prodotti a chilometro zero.

Per gli agricoltori, intanto, Cia Liguria chiede “velocità, completamente assente nel prendere le decisioni per le festività natalizie, ora fondamentale per dare una via d’uscita alle imprese del settore alle prese con una crisi gravissima”.
Qualcuno i soldi proprio non li ha. Neppure per far fronte alle principali scadenze fiscali – sottolinea Aldo Alberto, presidente di Cia Liguria -. I nostri associati  hanno investito sulla sicurezza, hanno fatto acquisti per essere pronti ad accogliere le famiglie nelle festività. Ora tutto non serve più: dalla merce alle ristrutturazioni dei locali”.
E i ristori? “La realtà è che di quelli precedenti ne sono arrivati solo una parte. E molte scadenze fiscali sono state solo rimandate – ricorda Federica Crotti, presidente di Turismo Verde Cia Liguria che raggruppa gli agriturismi regionali -. L’incertezza alla quale ci hanno costretti fino all’ultimo rappresenta la negazione di ogni sforzo imprenditoriale che le nostre strutture hanno saputo mettere in campo in questi anni”.
Gli strumenti per sostenere le imprese ci sono. Ma senza procedure urgenti, dicono le associazioni di categoria, non si va da nessuna parte. “Dai ristori alle misure contenute nel Psr, per arrivare alla liquidazione delle risorse previste dal fondo per la ristorazione, ci sono alcuni percorsi che è possibile concludere rapidamente – conclude Aldo Alberto – ma non c’è più tempo. Le decisioni a livello nazionale e a livello locale devono essere immediate. Inutile celebrare il ruolo centrale di chi garantisce la tenuta della catena agroalimentare e poi minare alle fondamenta con l’incertezza interi settori economici”.