Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

I dubbi dei presidi sul rientro a scuola: “Difficile ritoccare gli orari, era meglio partire al 50%”

Capizzi: "Un ulteriore scaglionamento degli ingressi sarà complicato". Venerdì vertice in Prefettura con Amt e il Comune

Più informazioni su

Genova. “Il problema sono i trasporti, è su quello che bisognerà lavorare”. Lo ripetono da mesi i presidi genovesi che in questi giorni stanno lavorando sotto la regia della Prefettura per mettere a punto il piano per il ritorno in classe, un’operazione che dal 7 gennaio coinvolgerà oltre 25mila studenti delle scuole superiori in tutta la città metropolitana. Da un lato l’ipotesi di usare bus turistici per le linee straordinarie, ma col rebus delle risorse, dall’altro il Comune che chiede di diluire ancora di più gli orari di ingresso a scuola.

L’entrata si può differenziare solo per blocchi orari, ad esempio 8-9-10 per chi adotta moduli da un’ora o 7.50-8.40-9.30 per chi ha lezioni da cinquanta minuti – spiega Angelo Capizzi, presidente ligure dell’associazione nazionale presidi – ma molte scuole queste cose le stanno facendo già dall’inizio dell’anno. L’istituto Bergese è tra quelli che avevano stabilito tre fasce per entrate e uscita. Differenziare ancora di più mi sembra ragionevole, ma non è semplice”.

Entro venerdì tutte le scuole, dopo aver sottoposto un questionario alle famiglie, dovranno preparare un documento in cui indicano le zone di provenienza degli studenti e le modalità che vengono scelte normalmente per raggiungere l’istituto: in bus, in treno, con un mezzo privato oppure a piedi. In base ai risultati dell’indagine verranno pianificati gli interventi necessari. “Dovevamo farlo dall’inizio – osserva Capizzi – quando le indicazioni erano solo finalizzate a evitare gli assembramenti all’ingresso e all’uscita”.

L’11 dicembre in prefettura si terrà il vertice tra tutti gli enti coinvolti, comprese le aziende di trasporti. Per potenziare il servizio, anche con l’eventualità di affidare le corse extra ai privati, servirebbero più di 10 milioni e al momento la quota destinata alla Liguria dei 100 milioni stanziati dal Mit si aggirerebbe sui 4 milioni. Il rischio è anche quello di non fare in tempo con la pubblicazione dei bandi e l’aggiudicazione, visto che il 7 gennaio è alle porte e nel mezzo ci sono le feste natalizie col naturale rallentamento della macchina amministrativa.

“Per questo sarebbe stato meglio forse partire con la didattica in presenza per il 50% degli studenti e poi migliorare il meccanismo anziché andare subito al 75% – commenta ancora Capizzi in rappresentanza dei dirigenti scolastici – ma almeno ora si sta ragionando per mettere in comunicazione i dati con le necessità di potenziamento. Teniamo presente che, per chi aveva programmato due scaglioni di ingresso, programmarne tre o più sarà complicato”.

Una delle tante difficoltà conseguenti sarebbe l’estensione dell’orario al pomeriggio. “Entrare alle 10 vorrebbe dire terminare alle 16. Per alcuni istituti è già così, ma poi c’è il pericolo di andare a intasare i mezzi pubblici durante il rientro a casa dei lavoratori”. Senza contare che andrebbe stravolto l’orario di docenti e collaboratori che già sono carenti rispetto alle necessità generate dall’emergenza Covid.

Discorso a parte per le realtà dell’entroterra e della riviera, dove al posto dello scaglionamento la soluzione è concentrare il più possibile gli orari per consentire una programmazione su misura delle corriere. Per farlo Atp sarebbe pronta a raddoppiare le corse scolastiche, ma anche in questo caso il nodo è quello dei finanziamenti che ancora sul piatto non ci sono.