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Genova è la prima grande città italiana per recupero di soldi dall’evasione fiscale

Il capoluogo ligure si piazza davanti a Milano e Roma, Piciocchi: "La quota più importante arriva dagli affitti in nero"

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Genova. In Italia c’è solo un comune più virtuoso ed è San Giovanni in Persiceto, 28mila abitanti tra Bologna e Modena, che nel 2019 ha recuperato dall’evasione fiscale oltre 1 milione e 200mila euro. Ma al secondo posto nella classifica pubblicata ieri da Il Post c’è proprio la città di Genova, che l’anno scorso ha incassato la bellezza di 580.171 euro grazie alle segnalazioni all’Agenzia delle entrate che ha siglato un protocollo d’intesa con 387 dei 7.903 comuni italiani.

In realtà il capoluogo ligure potrebbe essere primo in classifica, se non fosse che la cittadina emiliana è balzata in testa per avere scoperto un singolo grande caso di evasione, episodio che tuttavia ne fa un modello da seguire. Un risultato che indica comunque Genova come città virtuosa, a maggior ragione perché il dato è in termini assoluti e non in relazione al numero di abitanti.

Così palazzo Tursi è riuscito a riprendersi soldi dai “furbetti” del fisco più di quanto abbiano fatto le amministrazioni di città molto più popolose: Torino 518.358, Milano 354.931, Roma addirittura 66.145 – circa la metà di un altro comune emiliano, Guastalla (132.985 euro), che ha lo 0,5% degli abitanti della capitale. Il secondo comune ligure in classifica è Lavagna (26.727) al 49esimo posto.

Genova in effetti si conferma al secondo posto da circa tre anni. “C’è una collaborazione ormai consolidata tra Agenzia delle entrate e Comune di Genova e sistemi molto efficaci di circolazione dei dati – commenta il vicesindaco e assessore al Bilancio Pietro Piciocchi -. Noi due anni fa abbiamo costituito il nucleo operativo antievasione della polizia locale che opera alle dipendenze funzionali del direttore del settore Politiche delle entrate”.

“È indubbio che la quota più importante del recupero evasione riguarda il fenomeno degli affitti in nero e degli appartamenti abusivamente utilizzati per brevi soggiorni per vacanze che, oltre a sottrarre risorse all’erario, costituiscono anche una forma di concorrenza sleale per gli operatori del settore”, aggiunge Piciocchi.

Benché la strada sia quella giusta, l’obiettivo è ancora lontanissimo visto che in Italia si stima un’evasione totale di 110 miliardi. Il protocollo d’intesa tra Comuni e Agenzia delle entrate risale al 2008 e coinvolge Anci, Guardia di finanza e Ifel. In undici anni ha aderito solo il 5,1% di tutti i comuni italiani. Nel 2019, grazie a queste attività di controllo, sono stati recuperati 7,8 milioni di euro e dal 2010 sono 116,8 milioni. Tutti i soldi recuperati finiscono nelle casse dei comuni, anche se riguardano tributi nazionali. E forse è proprio per questo meccanismo che i genovesi primeggiano.