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Ex Ilva, lo Stato torna a produrre acciaio. La Fiom: “Dato positivo, ma ancora troppe incognite”

Dagli investimenti su Genova all'occupazione, molti i punti da chiarire. Manganaro: "Regione e Comune si facciano sentire"

Genova. Un dato positivo e tante incognite. E’ questo in estrema sintesi il giudizio della Fiom genovese di fronte alla notizia dell’accordo firmato ieri in tarda serata tra Governo e Mittal che prevede l’ingresso dello Stato nella gestione degli stabilimenti ex ilva. Un accordo, peraltro, riservato, di cui si conoscono al momento solo pochi dettagli arrivati attraverso un comunicato stampa congiunto di Mef e Mise.

“Non siamo alla soluzione della vertenza ex Ilva – avverte il segretario della Fiom Bruno Manganaro – perché a fronte di un dato positivo che è l’ingresso del Governo restano tante incognite”. La prima riguarda gli investimenti: “A cosa serviranno i 400 milioni? Per mantenere l’area a caldo? Per investire in nuove linee? e quanti andranno a Genova?”. L’ingresso dello Stato al 50% fino a maggio del 2020 potrebbe creare “una situazione di stallo perché di solito le cogestioni industriali a metà rendono le aziende ingovernabili, per questo sarà indispensabile capire come sarà davvero la governance della nuova Ilva”. Il passaggio che dovrebbe avvenire tra un anno e mezzo, con lo Stato che diventerà azionista di maggioranza “contiene ulteriori incognite visto che è subordinato al dissequestro degli impianti da parte della magistratura che non mi risulta possa entrare nell’accordo”. Infine, ma non ultimo, il nodo occupazionale. In base all’accordo nel 2025 tutti i 10.700 dipendenti dei Arcelor Mittal Italia rientreranno al lavoro grazie al fanno che tra 5 anni assicura il governo gli stabilimenti ex Ilva produrranno 8 milioni di tonnellate contro i 3,3 attuali. Ma nel frattempo? Pare che saranno garantiti gli ammortizzatori sociali “ma questo significa per molti altri 5 anni di cassa integrazione” ricorda Manganaro che chiede alle istituzioni locali di far sentire la loro voce: “A Genova abbiamo l’accordo di programma che nessuno ha disdettato e che prevede fra l’altro un rapporto diretto tra aree e occupati. Noi, e spero con noi le istituzioni genovesi, vogliamo sapere quali investimenti sono previsti per Genova per capire qual è il miglior utilizzo delle aree per creare nuova occupazione”.

Per ex Ilva si tratta di un ritorno al passato: nata nel 1905 l’Ilva passò all’Iri nel 1929 e venne ceduta ai Riva nel 1995, con il piano di privatizzazioni. Nel 2012 arrivò Il commissariamento. ArcelorMittal è subentrata nel 2018, ora una nuova svolta con il rientro dello Stato che torna a produrre acciaio.