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Divieti di spostamenti a Natale, penalizzate le trattorie: “Zero rispetto per l’entroterra”

Dalle osterie popolari ai fiori all'occhiello della ristorazione ligure, tra delivery dell'ultimo minuto e cucine chiuse: "Non possiamo lavorare solo con i residenti"

Genova. A Rondanina, il comune con meno abitanti della Liguria, vivono 62 persone. In teoria, perché non tutte e 62 effettivamente vivono lì. Se a Natale dovessero decidere tutte e 62 di prenotare al “Posto Telefono Pubblico”, l’osteria del paese, Valentina Cresci, titolare e oste, forse potrebbe uscire bene da questa fine 2020. Ma se è vero che il 25 e il 26 dicembre, e a Capodanno, i ristoranti potranno tenere aperto – da dpcm covid – è vero anche che a quelli che si trovano nei piccoli comuni dell’entroterra, e non solo dell’entroterra, converrà tenere chiuso.

Come noto, sempre per via dell’ultimo dpcm, sarà infatti impossibile – dal 21 dicembre al 6 gennaio – effettuare qualsiasi spostamento anche tra comuni di una stessa regione. Anche in quella Val Brevenna dove il covid è circolato pochissimo. E’ ovvio che la clientela di questo tipo di trattorie, ristoranti e agriturismi è composta principalmente da persone che vengono da fuori comune. Quindi niente montagne di insalata russa, niente ravioli ripieni fino a esplodere, niente cima e patate al forno. “Forse avremmo chiuso comunque, in questo periodo – ci dicono dal ristorante di Rondanina – comunque a Natale non abbiamo mai avuto tanto giro”. Quando si dice resilienza.

Chi invece avrebbe lavorato eccome, e che aspettava solo la conferenza stampa di Conte per decidere se tenere aperto a Natale e Santo Stefano sono le sorelle che gestiscono il ristorante Ligagin, a Lumarzo, tana nota ai gastronauti di tutta la Liguria e non solo, un paradiso tra i boschi di lecci e castagni con una cantina non indifferente. “Ieri mi ha telefonato un signore che avrebbe voluto prenotare un tavolo a Natale – spiega Marika, l’addetta ai dolci – gli ho detto che per ora era tutto congelato per via del dpcm e mi ha suggerito di spostare il Natale di qualche giorno, sarebbe un’idea”, osserva sconfortata.

Marika, come tante altre persone che fanno il suo lavoro è molto, molto amareggiata. “Sembra davvero che abbiano deciso di prendersela con questo settore, prima con le discoteche ora con i ristoranti – afferma – ma non ha alcun senso, le persone si riuniranno a casa, comunque, con i parenti e non ci saranno controlli, in un ristorante, invece, stiamo attenti a ogni dettaglio, anche perché noi che ci lavoriamo siamo i primi a non volerci ammalare”.

Prima l’investimento consistente in dispositivi di protezione, sanificazioni, materiale monouso per adattarsi alla normativa. Poi la riduzione dell’orario fino alle 18 e la necessità di inventarsi soluzioni di asporto e delivery – davvero complicate se non impossibili per chi non lavora in centro città. Poi la chiusura totale (quando eravamo in zona arancione). Ora la possibilità di lavorare di nuovo a pranzo. Ma con quali clienti? “Se dovessimo tenere aperto solo per i cittadini di Lumarzo avremmo forse un tavolo da servire, forse – continua Marika – non sappiamo cosa pensare, essere trattati da untori, in questo anno così difficile, nei giorni per noi più importanti, è veramente una beffa”.

Pensate a posti come la Brinca a Né in Val Graveglia, migliore osteria d’Italia Slow Food 2020 e miglior sommelier Michelin 2020. Sergio Circella, il titolare, che insieme alla sua famiglia porta avanti uno dei fiori all’occhiello della ristorazione ligure, mentre ci risponde al telefono, sta scorrendo la lista dei clienti da chiamare per disdire le prenotazioni. “Eravamo al tutto esaurito da mesi per i giorni delle feste ed essendo zona gialla pensavamo non avremmo avuto problemi – dice – prenotazioni fatte da settembre, ora cercheremo di inventarci un delivery speciale proprio per quelli che non potranno, quindi venire, per il resto il locale sarà chiuso, non possiamo mica lavorare con i residenti a Né”.

Ma per Circella della Brinca il problema è più profondo: “Non voglio fare facili polemiche ma penso una cosa: questa decisione, presa in nome dell’emergenza sanitaria, lo capiamo, è l’ennesima mancanza di rispetto nei confronti degli entroterra e di chi negli entroterra lavora”. Una mancanza di rispetto, e di attenzione, che affonda le sue radici dai tempi dell’abolizione delle province e della trasformazione in Città metropolitane. “Bello sentirsi parte della Grande Genova, peccato che le strade non siano più mantenute – osserva – lavorare in queste aree è complicato, le nostre sono luci di presidio accese per miracolo ma evidentemente abbiamo numeri troppo piccoli per contare ed essere considerati”.

Ma la lista sarebbe lunga: dal tradizionale Bado a Crocetta d’Orero al verace Bacinin du Caru a Mele, passando per il Roma di Montoggio il Semino a Busalla, la Taverna di Rovegno e tante altre attività, storiche e non, blasonate e non, piccole e grandi. Tutti locali che a Natale e Santo Stefano contribuivano e non poco a far guadagnare al settore, in Liguria, 70 milioni di euro solo nei giorni delle feste.

Altro settore penalizzato, in questo ambito, quello degli agriturismi. “Tutta questa situazione è un vero paradosso – afferma il presidente di Terranostra Coldiretti Liguria Marcello Grenna – se si considera che gli agriturismi, proprio per loro natura, sono forse i luoghi dove è più facile evitare assembramenti dato che sono spesso situati in zone isolate in strutture familiari, disponendo di ampi spazi all’aperto, con un numero contenuto di posti letto e a tavola. Ora questo possibile limite preoccupa, non poco, i nostri imprenditori, che per le feste di fine anno attraggono, solitamente, un gran numero di turisti, sia liguri sia stranieri, per la capacità che hanno di ricreare il clima della tradizione locale legata alle feste, soprattutto in cucina”.

“Proviamo profonda tristezza e forte rammarico per ciò che dovranno nuovamente subire i nostri ristoratori, in particolare quelli dell’entroterra – ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Andrea Benveduti – il divieto di spostamento tra i comuni, annunciato ieri ‘in pompa magna’ dal presidente Conte, è solamente l’ultima presa in giro ai danni di un settore che rischia irrimediabilmente un tracollo economico-finanziario, da cui sarà poi difficile riprendersi”.