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Decreto Natale, Toti: “La via scelta dal Governo non è la meno dolorosa”

Il governatore: "Non tenuto conto dei risultati delle singole Regioni. E il danno economico saù gigantesco"

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Genova. “Finalmente, sappiamo che Natale e che Capodanno saranno – commenta a caldo il governatore della Liguria Giovanni Toti dopo che il premier Giuseppe Conte ha illustrato di decreto di Natale – Il Governo ha varato un decreto che sospende le attuali fasce in cui sono classificate oggi le Regioni e ha deciso di fatto un’unica “zona rossa” dal 24 dicembre al 6 gennaio.
Questo vuol dire ristoranti e bar chiusi, negozi quasi sempre chiusi, divieto di spostamento tra regioni e tra comuni. Divieto di cene e ritrovi tra famiglie e amici, se non con rarissime e limitatissime eccezioni”.

Toti aveva già ricordato in conferenza stampa la posizione tenuta dalla Liguria con i ministri competenti “Primo: perché dal 3 dicembre ci eravamo dati delle regole che già prevedevano limitazioni importanti, ma legate alla reale situazione dei vari territori. Non capisco perché regioni che hanno fatto importanti sacrifici, anche in anticipo rispetto a quelli decisi dal Governo, come ad esempio la Liguria, non possano, alla luce dei risultati ottenuti, passare delle feste un po’ più normali. Oggi la nostra regione continua ad avere un Rt di contagio tra i 4 migliori d’Italia e il numero degli ospedalizzati continua a scendere. Nessuno pensava a feste e veglioni, ma un filo in più di normalità sì”.

Il secondo motivo per il governatore riguarda il “gigantesco danno economico che tutto questo provocherà. Non solo bar e ristoranti, ma tutta la filiera alimentare avrà centinaia di milioni di danni, quindi aziende e occupazione a rischio. Agricoltori, pescatori, produttori di vino, prodotti tipici delle feste, preparati per l’intero anno in vista di questi pochi giorni, che finiranno invenduti. E anche il commercio al dettaglio, già molto provato, avrà un colpo durissimo”.

“Non è lo scontro tra chi preferisce la vita e chi l’economia: la crisi che rischiamo di affrontare produrrà anch’essa lutti e sofferenze.
Speriamo almeno nei ristori: ma saranno necessariamente inadeguati perché se si risarcisse l’intero danno di queste scelte servirebbero miliardi e miliardi di euro. Che il nostro Paese non ha. E che pagheranno i nostri figli. Rispetto sempre le decisioni prese in momenti così difficili, ma temo si sia scelta una via che solo apparentemente è meno dolorosa” conclude.