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Dalla zona rossa di Natale al “liberi tutti”, nuovi dubbi sul rientro a scuola il 7 gennaio

Pronto il piano dei trasporti, ma la Regione teme il caos: "Ci sarà molta più gente che vorrà uscire". La proposta dei presidi: "Partiamo al 50%"

Genova. Il 7 gennaio la Liguria, come il resto d’Italia, passerà improvvisamente dalla zona rossa all’apertura delle scuole superiori per il 75% degli studenti. La campanella suonerà per quasi 47mila ragazzi in tutta la regione, di cui 25mila nella città metropolitana di Genova, numeri che andranno a gravare sulla viabilità e soprattutto sulla capienza dei mezzi pubblici che potranno riempirsi solo a metà. E anche se il piano dei trasporti ormai è pronto, crescono i timori in vista di un’operazione che nasconde potenzialmente numerosi effetti collaterali.

“Quel giorno, dopo un lungo periodo di chiusura, molte persone usciranno di casa solo per la voglia di uscire e non è possibile quantificarle – avverte l’assessore regionale ai trasporti Gianni Berrino -. Possiamo prevederlo sull’esperienza delle città che si sono riempite in questi giorni. È una variabile che non può non essere considerata e che preoccupa anche le altre regioni. Non vorremmo che si dicesse che i trasporti hanno fallito dopo che invece sono stati studiati al meglio”.

Il piano va ancora limato nei dettagli, ma i punti cardine sono già stabiliti. Le scuole dovranno organizzare l’ingresso su due turni, uno alle 8 e l’altro alle 9.30, con un margine di flessibilità di un quarto d’ora, concentrando la maggior parte degli studenti nella seconda tranche per non sovrapporsi ai flussi dei lavoratori. Per potenziare il servizio le aziende di trasporto pubblico – compresa Trenitalia – affitteranno complessivamente 110 bus turistici per tutta la Liguria.

Di questi, 30 mezzi saranno utilizzati da Amt per l’esercizio di 12 linee navetta e altri 30 andranno a rinforzare la flotta extraurbana di Atp (anche se dal 1° gennaio si tratterà di un soggetto unico). Entro fine anno dovranno essere pubblicati i bandi rivolti ai privati. Le risorse, in teoria, ci sono tutte: 4 milioni già stanziati dal Mit e altri 8 previsti in finanziaria che dovrebbero bastare a tenere il piano a regime per tutto l’anno scolastico.

Ma il timore, detta in soldoni, è che al rientro dalle feste ci sia più gente in giro di quella che si immagina oggi. E che il sistema dei trasporti, tarato sull’analisi dei flussi scuola per scuola grazie ai questionari inviati ad ogni studente, finisca per collassare di nuovo. “Bisogna tener conto che tutti gli studi sono stati basati sul fatto che la Liguria sarebbe stata in zona gialla nel periodo natalizio – prosegue Berrino -. In commissione Trasporti della Conferenza delle Regioni abbiamo segnalato che, se ci fosse la necessità di corse in più rispetto ai piani elaborati dalle Prefetture, il governo dovrà coprire anche quelle”.

Dal canto loro anche i presidi storcono il naso. A livello nazionale c’è chi prova a negoziare sulla data del 7 gennaio – ma la ministra Azzolina sembra fermissima sul punto – mentre in altre regioni come Piemonte e Lombardia i dirigenti sono riusciti a fare pressione per formalizzare al governo la richiesta di partire col 50% degli studenti in presenza anziché il 75% previsto dal Dpcm del 3 dicembre.

“Trovo imbarazzante che il 6 gennaio sia tutto rosso e il 7 gennaio tutto verde – osserva Angelo Capizzi, presidente ligure dell’associazione nazionale presidi -. Programmare orari scolastici al 75% è di una complessità incredibile. Non è facile combinare gli spazi e ci sono docenti che prestano servizio in due istituti diversi. Una soluzione al 50% sarebbe più facile da attuare e permetterebbe di avere corrispondenza col 50% di capienza massima dei mezzi pubblici”.

In Liguria il fronte dei presidi, pur essendo stato escluso dai vertici istituzionali, non è sulle barricate ma il lockdown deciso dal governo ha cambiato le carte in tavola. E adesso si chiede perlomeno “gradualità“, in modo da avere il tempo necessario per correggere quello che non funziona.

“Se proprio dobbiamo subire, almeno che si decida presto”, sottolinea Capizzi facendosi portavoce dei colleghi sul territorio. Domani è prevista una nuova riunione coordinata dalla Prefettura sul piano dei trasporti con l’obiettivo di arrivare a una proposta definitiva entro il 23 dicembre. Sempre che da Roma non spuntino altre novità.