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Da oggi Lombardia e Piemonte in zona gialla, via libera alla “fuga” verso le seconde case foto

Natale e Capodanno: deroghe solo per i comuni sotto i 5mila abitanti e in un raggio di 20 chilometri, ma il governo è in difficoltà

Genova. Via libera agli spostamenti da e verso la Liguria per le regioni che da oggi entrano in zona gialla, tra cui Lombardia e Piemonte, mentre la Toscana per il momento resta zona arancione. Una novità che permetterà alle persone di muoversi anche senza motivi di necessità finché non entrerà in vigore la chiusura dei confini regionali nel periodo natalizio, dal 21 dicembre al 6 gennaio. Intanto è sempre molto tesa nel governo la discussione sulla possibilità di introdurre deroghe al divieto di lasciare il proprio comune nelle giornate di Natale, Santo Stefano e Capodanno.

Il passaggio di Lombardia e Piemonte in zona gialla potrebbe comportare un certo afflusso alle seconde case in riviera, anche se è difficile prevedere quantità e tempistiche del fenomeno. Ma già oggi, complice la domenica di sole, il Ponente si è popolato di persone provenienti dalle vicine regioni del Nord Italia che sono tornate “finalmente a vedere il mare” dopo tanta lontananza imposta dalle restrizioni anti-Covid.

Di certo la chiusura degli impianti sciistici e le difficoltà per i viaggi all’estero spingeranno alcuni verso il clima mite della Liguria dove molti sindaciad esempio quelli del Levante non parlano affatto di invasione e, anzi, si augurano di poter recuperare un po’ di terreno sull’economia grazie al “turismo di vicinato”.

Chi vorrà passare le vacanze in Liguria, comunque, dovrà arrivare entro il 20 dicembre e senza violare il coprifuoco. Le Faq del governo pongono paletti ancora più stringenti. Se il coniuge o il partner si sposta nella seconda casa, dal 21 dicembre al 6 gennaio non sarà possibile raggiungerlo, neanche se ci fossero figli minori. In questo periodo, se qualcuno deve lasciare la seconda casa per lavoro, poi non potrà tornarci fino al 7 gennaio. Per rientrare nel luogo dove si risiede abitualmente, invece, non ci sono limitazioni.

Le stesse regole, ovviamente, valgono anche per chi dalla Liguria volesse muoversi verso Lombardia, Piemonte e le altre regioni in zona gialla. La chiusura degli impianti non ferma i tanti sportivi e appassionati di montagna che in questi giorni stanno organizzando “fughe” più o meno prolungate oltre confine, prima che la stretta natalizia produca i suoi effetti. Difficile, in ogni caso, che si verifichi un esodo di massa verso le seconde case nelle località alpine.

Sugli spostamenti tra comuni il 25-26 dicembre e il 1° gennaio la linea del governo non sembra ammorbidirsi più di tanto. Al momento si pensa a deroghe solo per i comuni sotto i 5mila abitanti e distanti pochi chilometri l’uno dall’altro, nessuna possibilità di aprire alla mobilità all’interno della provincia o tra una città e l’altra.

Il governo ribadisce la necessità di mantenere il rigore in vista di Natale e Capodanno, “due settimane che mi preoccupano e se passa il messaggio ‘liberi tutti’ ripiomberemo in una fase pericolosa a gennaio e febbraio“, ripete il ministro della Salute Roberto Speranza, appoggiato dall’analisi degli scienziati che indica un numero di nuovi casi e un’incidenza “ancora troppo alti”.

Come introdurre queste deroghe, però, è ancora un rebus che né a palazzo Chigi né nella maggioranza è stato sciolto e che andrà risolto nelle prossime ore. L’ultima opzione messa sul tavolo è quella di presentare proprio al Senato una mozione di maggioranza che impegni il governo a cambiare il decreto, inserendo la possibilità di spostarsi tra i comuni sotto i 5mila abitanti e con un limite di 20 chilometri, che potrebbe essere votata anche da parte delle opposizioni.

Un escamotage che però non risolverebbe del tutto i problemi: se, infatti, fornirebbe la via d’uscita politica al premier Giuseppe Conte che ha chiesto un’assunzione di responsabilità al Parlamento per modificare il decreto, non darebbe la soluzione tecnica, visto che bisognerebbe in ogni caso mettere mano alla norma. Le soluzioni restano quindi due, essendo stata esclusa anche dagli uffici legislativi di Chigi e di diversi ministeri la possibilità di intervenire con le Faq: o un emendamento al decreto già presente in Parlamento oppure un nuovo decreto che modifichi quello del 2 dicembre.