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Coronavirus, contagi in calo ma sempre meno tamponi. Dal web l’appello: “Ora serve il tracciamento”

Bisogna tornare al 21 novembre per avere oltre 6000 molecolari. C'è chiede uno sforzo adesso che la situazione è sotto controllo per scongiurare la "terza ondata"

Genova. Liguria stabilmente in zona gialla, in questo inizio dicembre 2020. Il numero di nuovi casi di Covid giornalieri è in calo e anche la percentuale di positivi sui tamponi molecolari effettuati è, seppure con qualche saliscendi, in discesa, stabilmente e ampiamente sotto il tasso del 9%. Calano gli ospedalizzati, si svuotano le terapie intensive, i guariti sono tre volte almeno i nuovi contagiati. Insomma, se non fosse per il numero dei morti, tuttora alto giorno dopo giorno – ma si sapeva che sarebbe andata così – tutto sta procedendo per il meglio.

Eppure – fa notare qualcuno – c’è una nota stonata. Ovvero il progressivo calo del numero dei tamponi. Nel bollettino di ieri, 9 dicembre, i molecolari sono stati 2248. Un dato particolarmente basso legato al giorno festivo precedente. Ma anche il giorno prima sono stati 3957. Quello prima ancora 2492. Il 6 dicembre erano stati 3092, il 5 dicembre 3708. Bisogna andare al 4 dicembre per averne più di 4000 (4765) e al 27 novembre per averne più di 5000 (5532). Il 21 novembre i tamponi erano stati 6476 ma nelle settimane del picco della seconda ondata si erano sfiorati più volte i 7000 tamponi molecolari.

Anche il numero dei tamponi “rapidi” o per meglio dire antigenici è sceso. Ieri sono stati 2803, il giorno prima 4735, il 4 dicembre – primo giorno di calcolo nei bollettini Alisa – erano stati 5140.

Fisiologico rallentamento della macchina di prevenzione dopo settimane di lavoro a pieno regime? Minore propensione della cittadinanza a sottoporsi spontaneamente a test? Questo nonostante la rete degli ambulatori rapidi sia ormai capillare ed efficiente? Sono domande che stanno circolando insistentemente anche sul gruppo Covid19 Genova / Testimonianze – Azioni – Soluzioni nato qualche mese fa da alcuni cittadini intenzionati a creare un canale di dialogo e di cooperazione tra cittadini e strutture sanitarie. Oggi, quasi 4000 membri, è diventato una sorta di wall dove ci si scambiano pareri, racconti e si prova anche a trovare qualche soluzione.

Sta facendo molto discutere, tra gli altri, il post di Emilio Robotti, avvocato genovese ambientalista e “di strada”, e candidato in primavera con la Lista Sansa. Raccontando di come, insieme alla moglie, medico, stiano affrontando il tema Covid con il figlio piccolo ha osservato come “in Liguria, ieri, ad esempio, sono state testate solo 574 persone per la prima volta (primi tamponi, cioè non quelli per certificare la guarigione o la positività, ndr), e che la percentuale di positivi, nonostante un numero così ridotto di tamponi, è ancora altissima, oltre il 30%. Vuol dire che il virus circola ancora, e tanto”.

Robotti sottolinea la necessità del tracciamento, proprio e ancora di più quando i numeri sono controllabili per evitare che tornino a salire. “Non abbiamo spiegato a nostro figlio che è più importante fare i tamponi quando i numeri del contagio sono (o sembrano) in discesa, per identificare precocemente i nuovi casi, tracciare i contatti e così spegnere subito i focolai, curando a domicilio i sintomatici quando non è necessario il ricovero ospedaliero. Non gli abbiamo spiegato perché siamo preoccupati. E non solo noi, ma anche gli esperti, che già prevedono una terza ondata a gennaio, causata dalle pur parziali aperture alle “esigenze dell’economia”.