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Coronavirus, due case di riposo a Genova aprono le prime “stanze degli abbracci”

Al Righi, ad Albaro e a Mele alcune rsa pioniere, da oggi la sperimentazione è caldeggiata anche dal ministero della Salute

Genova. La direttrice della casa di riposo Domenico Sartor, a Castelfranco Veneto, in quella regione che su molti fronti della lotta al coronavirus è stata da subito all’avanguardia, ha raccontato che non è stato affatto semplice realizzare all’interno della sua rsa un luogo dove le persone potessero tornare ad abbracciarsi, una “stanza degli abbracci” appunto.

Protocolli di sicurezza, burocrazia all’italiana, richieste e permessi, rischi presi per arrivare a quella sperimentazione che, da ieri, non è solo accettata dal ministero della Salute ma è anche promossa, caldeggiata. Così si legge in una circolare diramata dal governo alle agenzie per la salute, alle regioni e quindi alle società che gestiscono case di riposo o residenze protette.

Genova, e la Liguria, non si sono fatte trovare impreparate: nel capoluogo ligure sono già due le strutture pronte a partire, la Villa Marta di Betania al Righi e il Don Guanella ad Albaro, e un’altra è già attiva a Mele, villa Costalta, nell’immediato entroterra del ponente.

Le direzioni sanitarie devono predisporre un piano dettagliato per assicurare la possibilità di visite in presenza e contatti a distanza a favore degli ospiti delle strutture, si sollecitano soluzioni tipo “sala degli abbracci” dove un contatto fisico può arrecare beneficiio agli ospiti in generale e a quelli cognitivamente deboli in particolare“, si legge nel testo della circolare.

“Abbiamo pensato da subito che fosse importante dare di nuovo agli ospiti delle nostre rsa una parvenza di normalità – spiega Romolo Benvenuto, direttore delle due strutture cittadine – quindi abbiamo allestito degli spazi in sicurezza sfruttando le porte finestre degli edifici, il parente sta fuori e l’ospite all’interno, a separarli una tenda e per facilitare la comunicazione una sorta di citofono”.

A Villa Costalta di Mele, invece, una ditta specializzata, la Seriver, ha realizzato una specie di parete di plastica con due buchi da utilizzare come “maniche” in cui i parenti possono infilare le braccia per dare la mano ai loro cari. Soluzione simile, ma creata all’interno di una tensostruttura all’esterno, per la Sacro Cuore di Brugnato, nello spezzino.

E’ probabile che queste iniziative si possano moltiplicare. “Questa è una grande vittoria”, dice Cristina Lodi, capogruppo del Pd in consiglio comunale, che insieme a Maria José Bruccoleri (Italia Viva), qualche settimana fa aveva proposto una mozione sul tema della stanza degli abbracci, alla quale l’assessore alla Salute Massimo Nicolò aveva dato il suo personale appoggio.

Ora resta da trovare un modo per superare l’ultimo, estremo e più difficile scoglio: dare la possibilità alle persone che hanno un amico o un parente ricoverato in ospedale di potergli stare accanto, almeno negli ultimi istanti di vita.