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Cinema Nazionale di Molassana, la proposta di Linea Condivisa: “Lo acquisti la Regione”

"Chiediamo di definire insieme alle realtà del territorio un percorso di recupero che coinvolga il municipio adiacente, la biblioteca antistante, le associazioni, i circoli, i teatri"

Genova. Per risolvere la questione dell’abbandono e del degrado del Cinema Nazionale di Molasanna, arriva la proposta di Linea Condivisa, che chiede a Regine Liguria di intervenire, acquisendo lo stabile per renderlo patrimonio pubblico e restituirlo alla sua naturale funzione.

«Sono anni che il quartiere di Molassana e tutta la Valle chiedono il recupero del Cinema Nazionale – esordisce il consigliere regionale di Linea Condivisa Gianni Pastorino – Centinaia di singoli cittadini, associazioni e istituti scolastici chiedono a gran voce la necessità di intervento pubblico per recuperare l’immobile; inutile dire che noi siamo con loro».

Quella del Nazionale è la storia dei cinema di provincia, delle sale fumose e affollate che si sono via via svuotate dopo l’arrivo della televisione a colori. È del 1974 la chiusura definitiva del Cinema Nazionale: uno dei principali monumenti di Molassana, è oggi un monumento al degrado.

«La Regione potrebbe però avere l’opportunità di fare la sua parte per un rilancio culturale acquistando il Teatro, che si trova in parte in area demaniale – prosegue il consigliere Pastorino – Per questo abbiamo richiesto un intervento della Giunta: non si può più aspettare».

«Dobbiamo smettere di guardare alla cultura e ai teatri come dei “mangia risorse”: la cultura è riqualificazione, a tutti i livelli. Per l’indotto di qualità che produce, per le persone che attrae, per i posti di lavoro che offre, per le idee che mette in movimento – dichiara il consigliere Pastorino – Un quartiere culturalmente vivo è un quartiere più sicuro, più ricco, più bello».

«Come Linea Condivisa chiediamo un impegno formale, da parte della Regione, ad acquisire il Cinema Nazionale di via Molassana per definire insieme alle realtà del territorio un percorso di recupero che coinvolga il municipio adiacente, la biblioteca antistante, le associazioni, i circoli, i teatri, in un progetto che riallacci con il passato, e che faciliti l’incontro tra le generazioni – conclude Pastorino – portando i nipoti su quelle stesse poltrone su cui tanto tempo hanno passato i loro nonni».