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Barca Nostra, il relitto simbolo delle tragedie della migrazione potrà essere esposto a Genova

Approvata una mozione che invita il Comune a farsi parte attiva per portarlo all'interno del Museo del Mare, che sarebbe una naturale collocazione

Genova. Barca Nostra è il relitto di un peschereccio salpato dalla Libia e affondato, nell’aprile 2015, al largo di Lampedusa con a bordo oltre mille persone, tra uomini, donne e bambini. Barca Nostra, in realtà, è il nuovo nome dato al relitto dall’artista svizzero Christoph Buchel che lo utilizzò come installazione alla biennale di Venezia dello scorso anno.

La stessa imbarcazione in futuro potrà essere ospitata dal Museo del Mare e delle Migrazioni di Genova dopo l’approvazione, in consiglio comunale, di una mozione presentata dal Pd e votata anche dalla maggioranza.

“Si è trattato del naufragio più imponente tra quelli registrati nel Mediterraneo in questi anni di disperate migrazioni, solo ventotto persone riuscirono a salvarsi – ricorda il consigliere Alberto Pandolfo, primo firmatario – una immensa tragedia la cui memoria potrà essere conservata e testimoniata, grazie al documento votato oggi il sindaco e la giunta si impegnano ad attivarsi per ospitare il relitto Barca Nostra nell’ambito del Muma – Museo del Mare e soprattutto “delle Migrazioni”, anche per un periodo”.

Tra gli episodi legati a quel terribile naufragio, la vicenda del ragazzino del Mali trovato senza vita in acqua con la pagella cucita nella tasca della giacca e la cui storia è stata diffusa grazie al racconto del medico legale dell’Università di Milano, commuovendo l’Italia intera.

Un anno dopo, per volontà dell’allora Governo italiano, il relitto del peschereccio è stato recuperato dagli abissi, coi resti di circa 300 cadaveri. E dopo essere stato esposto ad Augusta, è stato protagonista alla 58° edizione nel 2019 della Biennale di Venezia dove appunto è stato ribattezzato “Barca Nostra”.

“Quel barcone che incombeva sulle affollate banchine dell’Arsenale con la sua presenza importante, immensa quanto il dramma di quell’episodio nel Mediterraneo – commenta il consigliere Pandolfo – è stato una pagina di cronaca letta da migliaia di visitatori, a favore di sguardi, di memoria, di riflessioni generate in seno allo spazio urbano. Un modo per affrontare con rispetto ciò che difficilmente può essere contenuto, riscritto, consegnato a una forma nuova. Quella carcassa è la metafora di tutte le migrazioni, di tutte le derive, di tutte le fughe difficili in cui è la democrazia a inabissarsi, insieme ai principi di uguaglianza e di solidarietà”.

“Occuparsi di quel relitto, consegnato al pubblico e alla storia, è una maniera per custodire il ricordo e per avere cura ed esporre quel simbolo, memoria di un fatto tragico che richiama al dovere dell’umanità e della cultura della prevenzione nell’ambito della sicurezza”, conclude Pandolfo.