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Anche i ginecologi contro i manifesti anti abortisti: “Violenza mediatica contro le donne”

A Genova imbrattato dalle attiviste di Non una di meno il manifesto in corso Aurelio Saffi

Genova. Anche i ginecologi italiani si schierano contro i manifesti anti abortisti fatti affiggere a Genova e in molte altre città italiane dall’associazione Pro Vita. Stop a “questa ennesima violenza mediatica contro le donne, che trasmette un messaggio scientifico distorto” dicono in una nota
le società scientifiche di Ginecologia e Ostetricia Sigo, Aogoi, Agui e Agite. “E’ un affronto oltraggioso, profondo ed indegno alla dignità delle donne e scientificamente non corretto”. E i ginecologi tramite le loro associazioni sono pronti ad agire per vie legali: “Intendiamo tutelare, ora e sempre, la dignità della sofferenza, il rispetto del corpo delle donne, la libertà delle donne, il rispetto della legge e siamo pronti ad agire anche per vie legali” scrivono.

L’utilizzo del farmaco per indurre l’aborto volontario voluto oppure come alternativa al cosiddetto raschiamento in caso di aborto spontaneo, sottolineano le associazioni, “è stato autorizzato dal 2009 e poi ribadito nel 2020 dal Ministero della Salute e dall’Aifa dopo il parere favorevole degli esperti ed in base alla esperienza clinica già ottenuta in molti Paesi da decenni”.

Ieri il manifesto che è stato affisso in corso Saffi è stato imbrattato in segno di protesta. “Ancora una volta i cattofondamentalisti legati all’estrema destra #provita attaccano con violenza noi donne e la nostra autodeterminazione” dicono le attiviste di Non Una Di Meno.

“La pillola abortiva viene sistematicamente utilizzata nella maggior parte degli ospedali italiani, anche per le interruzioni di gravidanza terapeutiche” ricordano e chiedono all’Aifa di “denunciare questa campagna diffamatoria e terroristica”.

Le attiviste chiedono al Comune di Genova “che venga rimossa immediatamente: la città e lo spazio pubblico non sono la bacheca privata di chi non sopporta il semplice principio per cui chiunque decide del proprio corpo e della propria vita”
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