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Album dei ricordi blucerchiati: Enrico Nicolini, il Netzer di Quezzi

Un esordio da predestinato nel derby del ’74, quello del goal in bicicletta di Maraschi, poi le sliding doors della vita hanno sviluppato altrove la sua carriera, che ha peraltro sfiorato due volte il ritorno

Genova. La trentesima figurina dell’Album dei ricordi blucerchiati, “targati Nucci”, è il Netzer di Quezzi, Enrico Nicolini…  Ero in Gradinata Sud, quel 17 marzo del ’74, nel giorno del suo esordio nella Sampdoria… una “ouverture” da predestinato, di quelle che segnano una carriera, perché è il giorno dello storico derby, col goal di Mario Maraschi allo scadere del tempo, con una spettacolare rovesciata, in bicicletta, dopo aver addomesticato, col petto, la sfera, crossatagli da Roberto Prini, uno stopper arcigno, che raramente superava la metà campo, ma che in quell’occasione scodellò in area una palla deliziosa, che l’acrobatico Maraschi trasformò in oro, recuperando il risultato (1-1), dopo il vantaggio del genoano Derlin.

Nicolini era entrato al posto di Sauro Petrini… La sua criniera bionda superava quella di Loris Boni e la sua grinta aveva dato  un’impronta alla sfida, costringendo il Genoa a difendersi in dieci, causa l’espulsione rimediata da Sidio Corradi, per uno scontro di gioco proprio con il ragazzino che non mostrava timore…

Un genovese che esordisce a 19 anni in un derby della Lanterna, è destinato a restare nei cuori di tutti i tifosi blucerchiati, anche se le “sliding doors” della vita gli riserveranno solo 26 presenze con la maglia del Doria, a fronte delle quasi 400 giocate fra Catanzaro, Napoli, Ascoli e Bologna, ma già a Genova, comunque, si conquistò l’appellativo di Netzer di Quezzi, visto che i tifosi – per la forte somiglianza –  lo accostarono, ben presto, al campione tedesco Günter Netzer (colonna del Borussia Mönchengladbach, un team capace di rifilare un clamoroso 7-1 all’Inter, nella famosa “partita della lattina”).

Tocco di palla meno sontuoso del 10 della Germania Ovest (un top player con solo 37 partite in Nazionale, per via della concorrenza con Wolfgang Overath, ma anche tre anni nel Real Madrid), ma tanta corsa e generosità, nel ragazzo di Quezzi… perfetto esempio del mediano cantato da Ligabue: niente appariscenza, ma molta sostanza, tanto da diventare, ben presto, il pupillo di Giancarlo Salvi, la bandiera blucerchiata  di quegli anni.

Le porte girevoli della vita lo hanno portato, come già detto, “a farsi un nome” altrove, senza la fortuna di poter vivere il periodo d’oro della grande Sampdoria di Mantovani, sfiorata, nell’estate dell’85, con una telefonata del Presidentissimo, che aveva pensato di riportarlo a Bogliasco, ma sfumata per i timori del “sergente di ferro” Bersellini, che temeva che l’esperto Nicolini potesse fare ombra al giovane Fausto Pari

Chiusa la porta del metrò blucerchiato, tuttavia, il Netzer di Quezzi è balzato  sul treno del Bologna, chiamato dal suo mentore Carletto Mazzone… Ecco, quello felsineo è stato l’unico rossoblu che ha accettato di vestire, dato che è a tutti noto, che quando Mandorlini venne  chiamato a guidare il Genoa, Nicolini – da una vita suo vice – ha rinunciato a seguirlo, per una semplice attestazione d’amore verso i colori blucerchiati, indossati fin da bambino e che non si è sentito di “tradire”… Un sentimento ben spiegato in una recente intervista, con la frase “Come avrei potuto esultare, in un derby, dopo un goal fatto al Doria?”

Avremmo scommesso che – come sembrava – la Sampdoria potesse dare un segnale di apprezzamento a tale scelta di vita, assegnando un ruolo di campo al Günter Netzer di Quezzi… così non è stato… ma “mai dire mai”…

Della stessa serie “Album dei ricordi blucerchiati”:

Eddie Firmani, il “tacchino freddo”

Gaudenzio Bernasconi, l’orsacchiotto

Bruno Mora, l’ala perfetta

Ernst Ocwirk, il faro del Prater

Nacka Skoglund, il re del tunnel

Tito Cucchiaroni, una leggenda nella storia della Samp

Sergio Brighenti, il cannoniere

Jorge Toro, dalle Ande agli Appennini Liguri

José Ricardo “China” da Silva, il goleador brasileiro

Giancarlo Salvi, il “golden boy” di Dego

Ermanno Cristin, il “Nordahlino” di Marassi

Roberto Vieri, la fantasia al potere

Mario Frustalupi, il piccolo grande” regista

Luisito Suárez, “El arquitecto” dei primi anni ’70

Giovanni Lodetti, da “basleta” a “baciccia”

Luca Vialli, il bomber

Trevor Francis, “the striker”

Graeme Souness, “Charlie Champagne”

Toninho Cerezo, samba scudetto

Attilio Lombardo, il “Popeye”

Srecko Katanec, la gazzella slovena

Fausto Pari, una vita da mediano

Giovanni Invernizzi, la classe operaia in paradiso

Aleksei Mikhailichenko, la stella dell’Est

Walter Zenga, l’uomo ragno

Valter Alfredo Novellino

Ruud Gullit , “Cervo che esce di foresta”

Sebastián Verón, “La Brujita”

Alessandro “il conquistatore” Scanziani