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Addio 2020, l’anno del Covid ma non solo: il racconto di 12 mesi di notizie

Il caos autostrade, omicidi feroci e incidenti drammatici ma anche il nuovo ponte Genova San Giorgio e i primi passi della giustizia per la tragedia del Morandi

Genova. Il 2020 a molti non mancherà, ma come tutti gli anni particolarmente intensi difficilmente sarà dimenticato. In questi mesi Genova e il paese tutto hanno vissuto momenti inediti e sicuramente epocali, e che in qualche modo hanno già cambiato il corso della Storia e delle nostro abitudini. Ovviamente l’arrivo del Covid e l’emergenza sanitaria e sociale che ne è seguita ha sbaragliato ogni potenziale concorrente per il racconto simbolico della cronaca dell’anno, ma se sfogliamo le pagine di questi mesi, beh, non è successo solo quello.

Avevamo lasciato il 2019 con una galleria autostradale sulla A26 in parte crollata a due giorni dalla fine dell’anno, fatto le cui conseguenze avremmo poi “pagato” nei mesi successivi, quando, dopo le ispezioni urgenti del super ispettore del Mit Migliorino il quadro del disastro delle nostre infrastrutture ha preso una dimensione altrettanto epocale: non possiamo dimenticare le settimane passate in coda, le chiusure improvvise, i cantieri infiniti. Non possiamo dimenticarle no, anche perché ne avremo per anni, con un contraccolpo economico ancora difficilmente quantificabile.

A mitigare questa odissea, il 2020 ha riportato a Genova il Ponte, con l’inaugurazione ad agosto del Genova San Giorgio, l’opera firmata da Renzo Piano che ha preso il posto del crollato Ponte Morandi. Sicuramente una grande pagina per la storia della nostra città, vissuta giorno per giorno, pezzo dopo pezzo nelle pagine di cronaca, ma basterà a cancellare il perché sia stata necessaria?

Tornando alla cronologia, da fine febbraio in poi è tutto Covid: guardando oggi quei giorni sembra incredibile come potesse essere inconsapevole l’attesa degli esiti delle prime manciate di tamponi, e quando a far notizia fu il primo caso positivo, in Liguria come in Italia. Poi sono arrivare le decine, poi le centinaia e poi le migliaia. Una evoluzione rapida che oggi quasi ci ha fatto dimenticare come era il mondo prima. Poi sono arrivate le scuole che chiudono e non aprono, i lockdown, le saracinesche che si abbassano, la corsa ai tamponi, la solitudine e le mascherine, mentre si raccolievano i racconti dei drammi quotidiani vissuti negli ospedali e nelle rsa, diventati veri e propri gironi infernali di una tragedia di cui oggi è impossibile trarre ancora un bilancio.

Ricorderete poi la “pausa estiva”, segnata dalle spiagge a numero chiuso, dalle polemiche sulla scuola e, soprattutto, dalla campagna elettorale per le elezioni regionali di settembre, che videro infine la vittoria schiacciante del governatore uscente Giovanni Toti, capace di portare nel parlamentino ligure il massimo degli eletti possibile, dopo aver raccolto un consenso tale da oscurare perfino i suoi alleati, oltre che un centro sinistra uscito dalla tornata elettorale con le ossa rotte.

E poi ancora Covid, ma non solo: per Genova è stato un anno anche di cronaca feroce, con il parricidio di San Biagio, dove un ragazzo ha ucciso il padre dopo una tremenda lite, il matricidio di via Bertuccioni, dove una donna ha ucciso l’anziana madre facendo poi a pezzi il cadavere e l’omiciodio-suicido di via Piacenza, dove un uomo ha ucciso la fidanzata prima di lanciarsi nel vuoto.

Tanti, troppi gli incidenti mortali avvenuti sulle strade del capoluogo ligure, come l’incidente di Quezzi, dove una macchina impazzita ha travolo una compagnia di giovani radunatisi in piazza, il terribile incidente di corso Europa, dove due persone sono rimaste intrappolate nell’auto in fiamme, il giovane motoclista morto sul colpo a Sestri Ponente e l’uomo schiacciato da un camion sulla A10. Senza dimenticare il ragazzo morto annegato durante un bagno in mare a Quinto.

E poi ancora Ponte Morandi, con il recente deposito della perizia ufficiale degli esperti del gip che ha messo nero su bianco le responsabilità di chi quel viadotto doveva gestire, e le vicende, ancora irrisolte, del passaggio di Aspi da Atlantia al Cassa Depositi e prestiti, con tutto lo strascico di polemiche di cui ancora non vediamo la fine.

Altre notizie belle, o per lo meno non pessime? Pochissime, in effetti. Anche se questo autunno il meteo è stato relativamente clemente, l’alluvione del ponente ligure ha comunque colpito il cuore dei genovesi con l’alluvione di Limone, in pratica una colonia genovese di montagna. Senza dimenticare le sofferenze della Valle Stura, rimasta isolata diversi giorni a causa delle frane, peraltro ancora da considerare eredità del 2019.

Limone alluvionata

Forse ci siamo ricordati di cosa possa essere un sorriso grazie ai cinghiali e alle loro molteplici apparizioni (ovviamente non senza qualche problematica) e all’arrivo di grandi marchi (da Amazon alla Lego), certo però controbilanciati da altrettante chiusure anche di locali storici e non abbastanza per cambiare il nero di questi 12 mesi.

cinghiale in chiesa

Insomma, a parte qualche eccezione, questo 2020 è andato tanto male che potrebbe diventare anche proverbiale, come il 1848, a cui ci riferiamo quando diciamo “è successo un 48”, richiamando le rivolte e le sollevazioni di quell’anno che misero a soqquadro il mondo. Così, quando qualcosa andrà male, ma tanto male che non lo credevamo possibile, potremmo dire, da domani, “è successo un venti-venti che lascia stare”. Nella speranza che non debba essere seguito da un “…e poi anche un ventuno”.