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Acqua, consumi in picchiata a Genova: in tre anni 14 milioni di metri cubi in meno

Una quantità pari a 4 laghi Val Noci: pesa il calo demografico e la perdita di molte attività produttive

Genova. Se l’area metropolitana genovese non ha più sofferto di crisi di siccità non è solo merito della pioggia, ma anche a causa della contrazione del consumo di acqua da parte di cittadini e attività produttive. Il dato è emerso durante la commissione consigliare, durante la quale Ireti ha presentato il piano d’ambito idrico per i prossimi anni, dove ha illustrato lo stato dell’arte delle infrastrutture di distribuzione e i prossimi interventi oggi previsti.

A colpire, però, sono i dati sul consumo: nell’arco degli ultimi cinque anni il volume di acqua messa in rete è diminuito di 14 milioni di metri cubi, passando dal picco del 2017, con 106 milioni utilizzati, ai 92 milioni di metri cubi del 2020. Una contrazione che ha diversi padri, come spiegato durante la commissione dall’ingegnere Giovanni Gnocchi di Ireti: da un lato un maggiore controllo sulla rete, con meno perdite ma anche, e soprattutto, la diminuzione del consumo. Un dato molto interessante perché è la cartina tornasole del calo demografico inarrestabile della città (che mantiene un trend di meno 5 mila persone all’anno) che colpisce anche le attività produttive, spesso grandi consumatrici di acqua.

Certo, c’è anche una maggior consapevolezza contro gli sprechi, ma la quantità è considerevoli: tenendo conto che il lago Val Noci contiere 3,3 milioni di metri cubi, in 3 anni si sono risparmiati ben quattro laghi, oppure più di metà del Brugneto, che di metri cubi ne può contenere oltre 25 milioni.

Per il futuro, però, Ireti ha messo a punto un piano di investimenti decisamente voluminoso, che prevede per i prossimi tre anni 338 milioni di euro, a disposizione per sistemare la rete idrica gestita dall’azienda, di cui quasi 160 per la sola area del Comune di Genova, con interventi puntuali molto onerosi, come l’ammodernamento della centenaria diga di Badana, per un costo 20 milioni, che permetterà di recuperare lo storico bacino da 5 milioni di metri cubi, e il depuratore di Area Centrale per 53 milioni. Altri interventi sul diga Lungo e Lavezze, sull’impianto sui potabilizzatori di Isoverde, Mignanego e Prato.

Ma non solo grandi infrastrutture, nei prossimi anni continuerà l’intervento sulle tubature cittadine, con la campagna di sostituzione dei tubi in ghisa vetusti, troppo spesso protagonisti di guasti importati in questi anni: gli interventi principali saranno in Salita Angeli, Largo Zecca e Portello, Lungobisagno Istria, via Torti e le vie limitrofe. Interventi anche sui serbatoi, da Forte Sperone a Pianderlino.

Nel corso del 2020, in cui sono stati fatti 83 interventi, è stata portata avanti anche la distrettualizzazione della rete, cioè la divisione in circuiti locali, finalizzata ad una maggior efficienza in caso di guasti o chiusure per interventi. Ma non solo: grazie a questo monitoraggio più capillare è possibile individuare con maggior efficacia le perdite non visibili, come successo nell’area portuale di Sampierdarena, dove la scorsa estate è stata trovata una copiosa perdita che riversava la preziosa acqua dolce direttamente in mare.