Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Un mese per il nuovo ospedale Covid alla Fiera. E potrebbe riaprire il padiglione C del Galliera

Toti: "Aspettiamo una valutazione tecnica per decidere se proseguire o meno". Pronte le prime strutture per le cure a bassa intensità

Genova. Ci vorrà almeno un mese per allestire il nuovo ospedale Covid alla Fiera di Genova, possibilità annunciata ieri dal presidente ligure Toti come risposta alla crisi degli ospedali liguri che non riescono più a reggere l’onda d’urto della pandemia.

A indicare una stima dei tempi per la trasformazione del padiglione blu “Jean Nouvel” è Luigi Bottaro, direttore dell’Asl 3 genovese che insieme alla protezione civile e al direttore del pronto soccorso del Galliera, Paolo Cremonesi, sta lavorando al progetto. Anche se adesso spuntano variabili che potrebbero renderlo “meno indispensabile”, come ha precisato questa sera il governatore.

La prima novità che cambierebbe le carte in tavola è la possibile riapertura dei tre piani inutilizzati del padiglione C dell’ospedale Galliera. “Stiamo lavorando anche per verificare la riattivazione del blocco C che consentirebbe di ottenere ulteriori 50-60 posti letto. Ne stiamo parlando con Zampini e Lagostena”, ha spiegato Toti.

Del caso si è occupato su Facebook il consigliere regionale Ferruccio Sansa che ha pubblicato alcune foto dei locali appena ristrutturati e già in abbandono, visto che il progetto del Nuovo Galliera ne prevede la demolizione. La risposta dei vertici del Galliera, riportata da Sansa, è che il padiglione “non è adatto a ospitare malati di Covid perché distante dal resto dell’ospedale“. Tra i problemi l’assenza di scale antincendio e spazi insufficienti per garantire percorsi separati. Il problema maggiore però sarebbe quello del personale. Criticità che, a quanto pare, non sono insormontabili visto che ora l’ipotesi viene presa in considerazione.

Per l’ospedale alla Fiera non sono ancora chiari i possibili costi. Quelli per la struttura sarebbero in capo alla protezione civile nazionale, quelli per il personale dovrebbe affrontarli la Regione. E sarebbe quella la voce di spesa più pesante. “Per un reparto da 50 posti letto – spiega Bottaro – servirebbero grosso modo 25 medici, 25 infermieri e 12 operatori socio-sanitari. I numeri sono importanti e servirebbe uno sforzo di tutte le aziende liguri, non solo di Asl 3“. Cifre che andrebbero raddoppiate o forse triplicate visto che allo studio c’è l’attivazione di un massimo di 150 posti letto.

Si tratterebbe di una specie di “ospedale militare“, termine usato da Bottaro, con una o più tensostrutture ospitate al piano terra del padiglione. “Abbiamo individuato in altre regioni alcuni moduli da 80-120 posti letto che potrebbero raggiungere la Liguria in tempo ragionevole – ha spiegato Toti – ma aspettiamo una valutazione tecnica entro la settimana per decidere se proseguire o meno“. Secondo quanto trapela, non sarebbe necessaria alcuna opera edilizia e per del montaggio si occuperebbe la protezione civile con l’aiuto dell’esercito. Al momento, comunque, non c’è nulla di certo.

Anche perché i tempi sono relativamente lunghi e nel frattempo, oltre al Galliera, si conta di alleggerire la pressione attivando altre strutture extra-ospedaliere. Nei prossimi giorni, comunica la Asl, apriranno due residenze riconvertite in ospedali Covid a bassa intensità di cura, il Cenacolo Domenicano di Sestri Ponente e un’altra struttura in Albaro con 75 posti letto.

L’obiettivo finale è quello di recuperare 600 posti per tutti quei pazienti che non hanno bisogno di respiratori e cure intensive. Tramontata definitivamente, invece, l’ipotesi di richiamare la nave ospedale. “Era stata una bellissima esperienza”, dice Bottaro. Ma i costi si erano rivelati insostenibili ed è per questo che la Regione ha guardato alla Fiera seguendo il modello di Milano.