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Tragedia sfiorata nello stabilimento Arcelor Mittal di Cornigliano: crollata una torre faro di 18 metri

E' una delle 27 torri che illuminano piazzali e banchine: fortunatamente in quel momento lì sotto non c'era nessuno

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Genova. Poteva essere una tragedia, invece per questa volta è andata bene, ma è stata solo una casualità: una torre faro di 18 metri è crollata ieri sera nella zona Molo dello stabilimento Arcelor Mittal di Cornigliano.

“L’incidente è avvenuto nel momento del ambio turno – spiega il coordinatore dell’Rsu Armando Palombo – e per questo fortunatamente nessun lavoratore ci è rimasto sotto”. Secondo quanto appreso la base della torre si è spezzata, forse per ossidazione. “Il crollo della torre faro non è un fulmine a ciel sereno – chiarisce Palombo – perché la condizione delle torri, così come quella di altri impianti che mettono a rischio la sicurezza dei lavoratori, l’abbiamo denunciata da tempo. Per quanto riguarda le torri faro in particolare ci sarebbe anche un piano per la manutenzione ma l’azienda finora non ha investito un centesimo”

A seguito dell’incidente l’rsu ha scritto una lettera alla Asl: ““E’ obbligo del datore di lavoro quello di evitare che probabili e possibili pericoli dovuti all’esercizio della sua attività possano tradursi in rischio per i lavoratori – si legge nella lettera – Chiediamo che vengano ripristinate le condizioni dello stato manutentivo degli impianti, secondo norma di legge”.

“La caduta di una delle torri faro dello stabilimento Arcelor Mittal è un episodio gravissimo – dice Nicola Appice, RSU Fim Cisl – a maggior ragione se si pensa che è già la seconda volta che capita un episodio del genere. Quando era accaduta, tempo fa, la stessa cosa avevamo chiesto all’azienda attraverso un piano di manutenzione mirato e un censimento delle torri. Ci avevano detto che il lavoro era stato eseguito, ma l’ultimo crollo, che per fortuna e solo per caso non ha provocato una tragedia, dimostra che forse quei controlli non sono stati fatti in modo serio e scrupoloso”.

“Si sono persi anni per investire e rilanciare la ex Ilva e se ne rischiano ancora perché non bastano gli annunci societari per risolvere gli enormi problemi creati da gestioni sbagliate del Governo e di Mittal – dice il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro – Basta propaganda per gestire gli impianti siderurgici: servono fatti e non Ministri e Amministratori delegati che fanno pubblicità”.

Oggi intanto il Governo e l’azienda dovrebbero firmare l’accordo per l’ingresso dello Stato nella gestione degli stabilimenti Ex Ilva.