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Toti prova a spegnere le polemiche: “Non è guerra tra generazioni, ma senso di responsabilità”

Il governatore scrive "di suo pugno" una lunga replica a commento della intensa giornata di polemiche

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Genova. Una lunga giornata campale per il presidente della regione Giovanni Toti e per il suo staff, travolti da una feroce polemica a seguito della pubblicazione di un tweet sulla gestione degli anziani che ha fatto il giro del web e del paese. (Ecco qui il testo). Le parole usate dal presidente sono state fortemente criticate sia dalle forze politiche di opposizione, sia dalla comunità social e culturale del paese. Dopo aver chiarito la genesi del testo, Toti prova nuovamente a spegnere le polemiche con un lungo posto scritto ‘di suo pugno’ sulla sua pagina facebook.

“Sto scrivendo questo post in prima persona, parola per parola, come faccio sempre con i messaggi più importanti e prego tutti i frequentatori di questa pagina Facebook, amici, nemici, giornalisti e curiosi, di leggerlo con attenzione – premette – Mi assumo sempre la piena responsabilità delle mie idee e delle loro esplicitazioni e lo faccio anche in questo caso.
Un mio precedente tweet, scritto in effetti malamente da un mio collaboratore, ha scatenato l’inferno. È stata una cosa mal fatta. Mi dispiace e chiedo scusa, per me e per chi l’ha scritto. Chi lavora talvolta sbaglia. E magari imparando dall’errore, migliorerà in futuro.
Chi temo non possa migliorare e farà grandi danni al Paese nel prossimo futuro è chi meschinamente strumentalizza per evitare di dare risposte su un tema difficile, umanamente, eticamente, politicamente ed economicamente. Pertanto meglio buttarla, come si dice, in gazzarra”.

“Il tema è questo: nelle prossime ore, visto che i nostri ospedali sono quasi allo stremo e i morti aumentano, il Governo sarà chiamato a nuove e dolorose scelte. Un percorso che abbiamo già visto: abbiamo chiuso bar e ristoranti, poi chiuderemo altro, settimana dopo settimana, fino al finale lockdown. Siccome sto scrivendo in prima persona, ricorderò anche in futuro di averlo detto. Lo dico a tutti coloro, categorie economiche e sociali, che verranno a protestare contro le scelte fatte. Non certo da me – puntualizza – Perché la nostra sanità è in difficolta? Perché i nostri morti aumentano. Tutto sommato, con buona pace degli esperti, basta scorrere i numeri. Il Covid, ormai anche i sassi dovrebbero saperlo, colpisce severamente e spesso drammaticamente i soggetti più fragili: anziani, sopra i 75 anni e, ovviamente, i malati di molte patologie.

“Non lo dice Toti, lo dicono i numeri: oltre il 40% dei ricoverati nei nostri Pronto Soccorso ha oltre 75 anni, e oltre il 90 % dei decessi riguarda proprio anziani e persone già con patologie.
Allora a me appare chiaro che, proteggendo loro, proteggiamo anche il resto dei nostri cittadini. Se troviamo il modo di proteggerli, i nostri genitori e nonni non si ammaleranno, i nostri Pronto Soccorso si svuoteranno, chi andrà nei nostri ospedali farà parte della parte meno fragile della società e quindi la loro degenza durerà poco e per lo più con esiti felici.
Inoltre avremo modo di curare tutti, ci sarà posto nei nostri ospedali, i nostri medici avranno fiato, e noi, potendo curare ogni persona, non dovremo chiudere di nuovo il Paese. E insieme chiudere reparti interi di ospedale per curare pazienti Covid lasciando indietro gli altri.
Non è una guerra tra generazioni. È semplice senso di responsabilità”.

“Io ho un papà di 81 anni, operato al cuore. Vive di una piccola pensione in una casa di sua proprietà. Raramente, per sicurezza, passo a trovarlo, lo saluto da lontano per ulteriore precauzione. Esce il minimo indispensabile. E fa bene. – scrive Toti – Nella casa di sopra abita mia sorella: ha 50 anni, lavora in un negozio per mantenersi e mantenere agli studi mio nipote, spero futuro ingegnere. Lei deve uscire e andare a lavorare per vivere. Mio nipote deve studiare e sarebbe bello potesse tornare presto all’università”.

“Sono certo che per fare uscire loro di casa mio papà sarebbe felice di stare un’ora in più a casa lui – conclude – Sarebbe infelice se mia sorella e mio nipote perdessero il loro futuro per una sua imprudenza o anche una sua mancanza di attenzione o generosità. Ci pensi bene chi oggi urla troppo… quell’urlo verrà sovrastato dal rumore assordante delle saracinesche che saremo costretti a chiudere domani. Per viltà e ipocrisia”