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Toti: “Nessuna ipotesi di Liguria in zona rossa, prevedo seriamente zona gialla in due settimane”

Le Regioni in pressing sul governo per cambiare il sistema dei colori: solo 5 indicatori anziché 21, conteggiare anche i test rapidi

Genova. Liguria in zona rossa? “Non c’è alcuna ipotesi di passaggio in zona rossa dalla zona arancione. Al contrario, se i dati dovessero rimanere questi prevedo seriamente l’ipotesi di riportare la Liguria in zona gialla da qui a un paio di settimane“. Così il presidente Giovanni Toti, nel corso della consueta conferenza stampa di fine giornata, smentisce le notizie apparse oggi su alcuni mezzi di informazione che presagivano una possibile ulteriore “retrocessione” della nostra regione da parte del governo.

E proprio il meccanismo alla base della suddivisione dell’Italia in colori è finito nel mirino di tutti i governatori italiani, riuniti oggi nella Conferenza presieduta dallo stesso Toti (visto che Bonaccini si è ammalato di Covid) che ha approvato all’unanimità una proposta del presidente friulano Fedriga con una lista di richieste al governo in vista del prossimo Dpcm.

Anzitutto “la semplificazione di quei 21 criteri di rischio e scenario che fanno parte del report settimanale dell’Iss su cui si basano poi le decisioni della cabina di regia – spiega Toti -. All’unanimità riteniamo che sia possibile accorciare quella stringa di parametri per avere dati più fruibili. La complessità del meccanismo di raccolta rischia di far decidere su dati che non sono aggiornati”.

Le Regioni avrebbero chiesto di ridurre il ventaglio a soli cinque indicatori: la percentuale di tamponi positivi escludendo tutte le attività di screening e re-testing degli stessi soggetti, un Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata Iss, il tasso di occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva per pazienti Covid e quello dei posti letto totali per pazienti Covid oltre alla possibilità di garantire adeguate risorse per contact tracing, isolamento e quarantena e il numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact tracing. 

Dai governatori – e non più solo da Toti, che lo chiede da giorni – sale anche la pressione per conteggiare nelle statistiche non solo i tamponi molecolari ma anche i test rapidi, visto che molti positivi vengono individuati grazie alla conferma dell’esito del test antigenico, mentre i negativi non sono inseriti nel totale dei casi testati.

E poi “siamo tornati a chiedere maggiore coinvolgimento delle amministrazioni regionali nei criteri di scelta delle misure da prendere. Ferma restando l’oggettività dei dati, c’è una ponderazione da cui le Regioni sono state escluse. Su questo abbiamo chiesto al ministro Speranza un confronto che il governo ha accettato di fare nelle prossime 48 ore”.

Per quanto riguarda la Liguria, comunque, Toti si dice sicuro che non esista il rischio di finire in zona rossa nonostante nel frattempo siano aumentati i posti letto occupati sia in media intensità sia in terapia intensiva. “Rispetto ai dati che ci hanno definito come zona arancione, tutti gli indicatori dei report successivi sono in miglioramento”, sostiene il governatore.