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Toti frena Salvini: “Sarà lui il nostro candidato premier? Potremmo decidere con le primarie”

Assemblea nazionale di Cambiamo! a distanza, il presidente avverte: "Favorevoli alla federazione, ma dev'essere aperta a tutti"

Genova. Sarà Matteo Salvini il candidato premier di Cambiamo! alle prossime elezioni? “Il candidato premier di Cambiamo! sarà colui che saprà mettere insieme una coalizione ampia con chance di vittoria che sa inglobare e considerare tutte le idee”. E comunque “le primarie sono certamente un’ipotesi, è un modo per decidere, contarsi e soprattutto dar voce alle tante persone che oggi hanno poca voce nella politica”.

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E così anche il presidente ligure Giovanni Toti, al termine dell’assemblea nazionale del suo partito che ha presieduto in solitaria all’hotel Bristol con più di 200 esponenti collegati in videoconferenza da tutta Italia, frena le brame del leader leghista che negli ultimi giorni ha spinto l’acceleratore sull’idea di una federazione del centrodestra, preoccupato dalle possibili fughe filogovernative di Forza Italia e allettato dall’idea di costituire un unico gruppo di opposizione alle camere.

Io sono favorevole all’unione del centrodestra, ma non è un’unione ad inviti – avverte Toti che da sempre spinge per una convergenza di tutte le forze della coalizione -. È un’unione che deve aprire la porta a tutte le realtà: civiche, politiche, organizzate e meno organizzate. Solo così creiamo un centrodestra che possa arrivare a quel 51% e speriamo oltre, che possa vincere anche in grandi città dove ultimamente non siamo andati bene”.

Perciò, “se questo è il progetto della Lega o di chiunque altro nel centrodestra basta una telefonata e noi ci siamo, se il centrodestra come federazione è inteso come unione di parlamentari e forze politiche che oggi hanno una consistenza ma domani non sappiamo quale sarà né come sarà, francamente credo che sia una visione che guarda indietro e non avanti“.

E dunque anche la discussione sulla leadership sembra tutt’altro che pacifica. Se l’obiettivo di Salvini è quello di aggregare tutti intorno a sé, non è un mistero che un centrodestra a trazione sovranista non trovi il consenso di tutti. “Oggi il partito più forte è la Lega, Matteo Salvini è il leader più forte, una persona che stimo e che continuo a stimare. Ora spetta a lui, ma non solo a lui, saper fare un centrodestra diverso – ribadisce Toti -. Ha proposto una federazione: benissimo, quella federazione accolga tutti, le riunioni del centrodestra si svolgano a porte spalancate, a tutti coloro che da Bolzano a Lampedusa vogliono partecipare e dire la loro. Questo è un nuovo centrodestra”.

In uno scenario del genere anche il ruolo della creatura arancione di Toti, che in Liguria ha asfaltato chiunque diventando la prima forza politica della regione, sarà tutto da capire. Anche perché le politiche non sono le amministrative e Toti lo sa bene. “Cambiamo! è disponibile a mettersi in discussione, ad aprirsi ad altro, a scegliere nuove forme di aggregazione, dal partito unico alla federazione all’unione con altre forze politiche, però bisogna guardare a tutti senza escludere nessuno, non pensare che il centrodestra sia fatto da tre, quattro partiti – ripete il governatore -. Il centrodestra è un’area politico-culturale del Paese che si deve rifondare dopo 22 anni su regole nuove, su un disegno di Paese nuovo, su una dottrina economica nuova, con una classe dirigente che sa rinnovarsi”.

Quel che è certo è che il simbolo di Cambiamo! sarà presente alle regionali in Calabria (da ripetere per la prematura scomparsa di Jole Santelli) e alle comunali di Roma e Milano. Per la lista di Toti, che alle prime esperienze elettorali aveva riscosso pochissimi consensi, sarà un test. “Lì capiremo se il centrodestra è in grado di costruire un’offerta politica diversa da quella attuale, più coerente con i tempi, più aperta e di saper trovare personalità e idee per candidarsi a guidare il Paese”, dice Toti. Ma sulle coalizioni non c’è nulla di scontato: “Ci saremo, ovviamente alleati col candidato che riterremo più credibile e con il progetto per quelle città che riterremo più coerente ai bisogni del Paese”.