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Staglieno semi-deserto per il “giorno dei morti”. E il campo Covid è tornato a riempirsi

Da ottobre sono riprese le sepolture nell'area riservata alle salme infette. Negli ultimi giorni raddoppiate le cremazioni

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Genova. Gli ultimi arrivati si riconoscono subito. La terra ancora nuova, i fiori ancora freschi, una targa al volo per ricordare il nome e il giorno della dipartita. Era da maggio che non venivano sepolti defunti nel campo Covid del cimitero di Staglieno. Ora, invece, su una dozzina di sepolture appaiono scritte date recenti, a partire dai primi giorni di ottobre. E a pochi metri di distanza c’è una ruspa pronta a preparare il terreno per quelle che verranno.

Cimitero Staglieno

Al cimitero di Staglieno il 2 novembre, giorno dedicato per tradizione alla commemorazione dei defunti, è ancora più cupo degli anni scorsi. La visita al “caro estinto” è una tendenza in netto calo da tempo, che viaggia di pari passo con l’abitudine a cremare i morti anziché tumularli.

Ma quest’anno la pandemia ha indotto molte persone a stare a casa, sebbene Genova, in controtendenza rispetto ad altre città, avesse scelto la linea dell’apertura totale. All’entrata ci sono i vigili e i volontari della protezione civile per prevenire assembramenti, ma la folla è solo un lontano ricordo.

Cimitero Staglieno

Il coronavirus fa paura e qui a Staglieno c’è un luogo che ne testimonia gli effetti. È quella porzione del campo 4, a destra dell’ingresso principale sul lato più vicino alla galleria, allestita in fretta e furia a marzo per fronteggiare l’ondata di decessi innescata dal Covid-19. Cadaveri che non possono stare insieme agli altri per motivi igienico-sanitari stabiliti a livello nazionale, considerando anche il rischio di contagio per gli operatori. Quattro lotti di terreno, un centinaio di tombe per ciascuno, il primo già tutto pieno con 96 persone sepolte e un altro con 69 bare interrate.

Cimitero Staglieno

Da qualche giorno continuano ad arrivare – ci racconta un addetto di Amiu sul posto -. Solo oggi in questo campo abbiamo tre sepolture di cui due Covid. Nell’ultima settimana ne sono arrivati una decina”. Anche i dati delle cremazioni, da quanto ci riferisce il personale di Staglieno, lasciano intendere che qualcosa sta cambiando: “La media giornaliera normale è di circa 25, negli ultimi giorni siamo arrivati a 44. Sabato scorso una trentina, mentre di solito nel weekend non sono più di dieci. A marzo arrivavamo anche a 70 al giorno“.

La stragrande maggioranza dei parenti delle vittime di Covid (ma non solo) sceglie la cremazione soprattutto per ragioni economiche. Chi ha optato per l’inumazione, invece, dovrà attendere ancora due anni prima di poter riesumare la salma e destinarla a un altro campo, a un loculo o a una tomba di famiglia. Tanti morti della prima ondata sono ancora in attesa di un funerale. Come Grazia Manca, che se n’è andata il 6 aprile a 91 anni e oggi ha ricevuto la visita di due amici: “Era la mia sarta, in realtà è morta perché si è rotta il femore”, spiega una signora. “È indegno che queste persone non abbiano ancora ricevuto una degna sepoltura e una cerimonia di addio”, aggiunge un giovane.

Cimitero Staglieno

E mentre i carri funebri continuano a varcare la soglia di Staglieno, il 2 novembre è sempre più simile a un giorno qualunque anche per le imprese che vivono grazie ai cimiteri. “Come sta andando? Guardi un po’ qui, lei vede gente? Ecco come sta andando”, mugugnano stizziti i fioristi all’ingresso veicolare. Difficile stimare con esattezza il calo di pubblico. “Rispetto all’anno scorso sarà l’80% in meno“, dice un commerciante, mentre un suo concorrente nel chiosco accanto si tiene largo: “Saremo forse a un terzo, comunque sempre peggio”.