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Spostamenti vietati a Natale? Toti incalza il governo: “Siano consentiti tra regioni in zona gialla”

Il presidente guida le Regioni nel confronto sul nuovo Dpcm: "Non ci sarebbero rischi per l'aumento di contagio"

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Genova. Spostamenti permessi tra regioni in zona gialla, come avviene già oggi. È la linea emersa dalla Conferenza delle Regioni presieduta oggi pomeriggio da Giovanni Toti prima del confronto col governo sul nuovo Dpcm. “Dalla riunione di oggi è uscito che, se il principio è quello delle zone, è chiaro che tra gialla e gialla ci si potrà spostare“, ha spiegato il presidente ligure in conferenza stampa.

“Tutte le nostre task force epidemiologiche ci dicono che tra regioni dove l’Rt è sostanzialmente analogo e il numero di contagi è uniforme lo spostamento tra territorio e territorio non comporta aumenti significativi della presenza di virus“, spiega Toti. In base a questo principio, rimarcato già la settimana scorsa, sarebbe possibile raggiungere le seconde case a patto di muoversi tra regioni gialle.

“Quello che chiederemo al governo è che, siccome l’impostazione di base è quella della zonizzazione dove ci sono divieti e concessioni a seconda dell’area di rischio, dalle regioni arancioni e rosse non ci si possa spostare ma dalle regioni gialle sì. Questo credo sia il principio base cui ci dobbiamo attenere”, ha ribadito Toti.

Porte chiuse alla proposta di Agostino Miozzo che vorrebbe un “numero chiuso” nelle vie dello shopping, anzi il principio che deve prevalere secondo i governatori è quello dell’equità: “Al netto di ciò che sarà consentito e vietato – ha detto Toti – riteniamo che il principio divieto assembramento debba essere il principio cardine del prossimo Dpcm. Risulta poco convincente che in alcune attività si possa creare un involontario assembramento, il riferimento è alle dello vie shopping, e si vietino al contempo altre attività che assembramento ne provocano meno. Occorreranno misure corrette ed eque per tutto mondo economico”.

Sugli impianti sciistici restano sul tavolo varie ipotesi come la “possibilità di riaprire, ad esempio, per i soli ospiti degli hotel o i proprietari delle seconde case gli impianti di risalita per dare una minima compensazione alle località sciistiche” ma anche “la possibile chiusura dei confini del paese per evitare che il nostro pubblico vada in paesi in cui gli impianti saranno aperti (come Svizzera, Austria e Slovenia) e dunque evitare, oltre al danno, anche la beffa”.