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Scuola, quanto pesa la didattica a distanza in Liguria? Oggi a casa il 37% degli studenti

A livello nazionale c'è chi spinge per la chiusura totale degli istituti, Capra (Cisl): "Lezioni online? Ancora troppi problemi non risolti"

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Genova. Sono 62.600 gli studenti che oggi in Liguria sono costretti a seguire le lezioni da casa per le disposizioni dell’ultimo Dpcm. Una cifra che rappresenta il 36,8% del totale regionale, che consta di 170.089 ragazzi, quindi più di uno su tre. A questi si aggiungono quelli delle classi in quarantena o destinatari di provvedimenti precauzionali decisi dai singoli presidi.

Numeri, quelli forniti dall’istituto scolastico regionale, che sono utili a comprendere il reale peso numerico della didattica a distanza mentre a livello nazionale si discute di una possibile ulteriore stretta per fermare il contagio, con ministri e governatori che spingono per la chiusura totale degli istituti. Fermamente contraria la ministra Lucia Azzolina che ha ricordato come a scuola si registri solo il 3,5% dei focolai secondo l’Iss e ha paventato un “disastro dal punto di vista psicologico, dello sviluppo formativo, sociologico, educativo di un bambino”.

Ma cosa succederebbe invece se la Liguria entrasse in zona rossa? Il Dpcm prevede che la didattica a distanza sia obbligatoria anche per i ragazzi delle seconde e terze medie. Quelli delle scuole secondarie di primo grado sono 36.624 in tutta la regione. Stimando i due terzi di questa cifra, potremmo dire che la misura impatterebbe sul 50% della popolazione scolastica ligure. Nella sola provincia di Genova su 89.587 studenti, 33.967 frequentano le superiori e 19.587 le medie. Anche in questo caso si arriverebbe alla metà.

Calcoli che riguardano anche i docenti (al momento sono circa il 33% in Liguria quelli che lavorano senza mettere più piede in classe) e che gettano altre ombre su un anno scolastico tormentato. “Avremmo auspicato un rientro a scuola diverso, invece metà novembre ci troviamo ancora a contrastare gli effetti di una pandemia che non risparmia nessuno – commenta Monica Capra, segretaria della Cisl Scuola Liguria -. Il tentativo di gestire un tempo scuola completo si scontra con le disposizioni dell’ultimo Dpcm. Si lotta tra denunce ai dirigenti scolastici da parte di genitori per l’obbligo di mascherine alle protesta perché in molte classi si procede all’areazione delle aule troppo spesso. In mezzo, i lavoratori della scuola che faticano a svolgere una normale attività didattica”.

E anche la didattica a distanza non è scevra da difficoltà. “Come sindacato abbiamo intanto voluto dare una risposta necessaria regolamentando con un contratto il lavoro a distanza degli insegnanti, evitando di lasciare le scuole nell’incertezza e nella confusione e stabilendo in modo chiaro obblighi e diritti dei docenti – continua Capra -. Certo, ci sono problemi che il contratto non può affrontare né risolvere. Tocca alla politica farlo. Mi riferisco alla qualità delle connessioni, alla disponibilità di dispositivi informatici, alle situazioni di disagio economico sociale. In una condizione anomala la scuola responsabilmente si fa carico come già nei mesi di lockdown di un impegno lavorativo che non è certo minore di quello ordinario, dando prova di responsabilità e senso civico”.