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Recovery fund, la bocciatura di Fridays for Future: “Il peggiore d’Europa, poche idee e confuse”

"Solo in Italia lo chiamiamo così, in realtà il suo nome è Next Generation EU, ed è l'ultima occasione"

Genova. “Finora i pacchetti di stimolo italiani sono stati pessimi dal punto di vista climatico: secondo gli ultimi studi sono stati i peggiori in Europa, e tra i peggiori del G20. Il Next Generation EU, solo in Italia chiamato Recovery Fund, delineerà i prossimi 70 anni: non può essere scritto solo da chi ora ha 70 anni. Fateci decidere sul nostro futuro”.

Con questi poche ma incisive parole anche il movimento ambientalista Fridays for Future entra nel dibattito del Recovery Fund. E lo fa a gamba tesa, stroncando l’impostazione e i contenuti: “La crisi climatica è stata descritta come “una pandemia al rallentatore”. Ma la crisi climatica, oltre una certa soglia, è irreversibile. Se superiamo il punto di non ritorno non esisterà un “vaccino” in grado di salvarci. Ogni anno avremo perdite annuali del PIL italiano crescenti, che raggiungeranno l’8% nel 2100, come spiega il rapporto del Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Significa che rischieremo di avere ogni anno i danni economici che stiamo vivendo quest’anno a causa della pandemia!

Secondo gli attivisti oggi “Ci troviamo quindi di fronte ad un punto cruciale: non possiamo credere di risolverla continuando con il business as usual. Nonostante questo, i pacchetti di stimolo finora approvati dal nostro paese sono stati i peggiori in Europa dal punto di vista della transizione ecologica, e tra i quattro peggiori di tutto il G20 (insieme a USA, Giappone e Australia).

Ma perchè il piano allo studio in Italia sarebbe tra i peggiori? “Ce lo dice il Green Stimulus Index elaborato da Vivid Economics, che analizza in quale misura i pacchetti di stimolo post Covid dei vari paesi favorirebbero la transizione ecologica. Per l’Unione Europea il GSI è relativamente alto, intorno ai 40 punti. L’Italia però, tra i paesi analizzati, è quello con le performance peggiori: il suo GSI è addirittura negativo: meno 16 punti, il peggiore in Europa e tra i peggiori di tutti i paesi del G20, insieme a Giappone, Australia e USA”.

“Questa situazione vergognosa deriva da tre aspetti – continuano gli attivisti – non sono stati finanziati i settori di ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie sostenibili; non si è investito nelle “Nature-based Climate Solutions”; si è concesso un salvataggio ad Alitalia senza condizionalità sulla decarbonizzazione. Le uniche eccezioni sono l’Ecobonus al 110% e gli incentivi ai piccoli Comuni per l’efficientamento energetico, nel Decreto Crescita (qualche decina di milioni). Briciole”.

“L’Italia con i suoi piani di stimolo ha fatto poco o nulla. L’ultima occasione di invertire la rotta è data dal Next Generation EU, che in Italia ci ostiniamo a chiamare Recovery Fund – concludono – a livello europeo il 37% dei fondi sarà destinato alla transizione ecologica. Ma i primi progetti che trapelano sono la rappresentazione più classica di business classici, tra cui miliardi pr completare o costruire nuove autostrade. Ad alcuni territori potrebbe anche essere accordata una corsia preferenziale nell’uso dei fondi europei per realizzare inceneritori. Non possiamo continuare così: investire nel fossile non solo non è più accettabile, ma non è nemmeno economicamente vantaggioso”

Gli attivisti di Friday for Future ancora una volta sono chiarissimi: “Il tempo sta scadendo, questa potrebbe essere la nostra ultima possibilità”. E rilanciano: ecco le loro sette proposte per provare ad invertire la rotta “prima che sia troppo tardi”.