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Quezzi, palloncini gialli e lanterne al cielo per Gaia. La lettera dell’amica: “Sei il mio angelo” fotogallery

Tanti amici in piazzetta hanno cantato e pianto per la ragazza vittima dell'auto pirata lo scorso 24 ottobre

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Genova. Un mare di fiori e palloncini gialli, il suo colore preferito. Un mare di giovanissimi, gli amici di piazzetta Pedegoli, i compagni di scuola del liceo Pertini, ma anche tantissimi ragazzi del quartiere che volevano semplicemente esserci e stringersi insieme.

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È sabato sera a Quezzi ed era sabato sera tre settimane fa quando Gaia Morassutti è rimasta coinvolta nel gravissimo incidente che l’ha portata alla morte a soli sedici anni lo scorso 12 novembre dopo una lunga agonia all’ospedale Villa Scassi. Stasera tutta Quezzi le ha dedicato un tributo sul luogo della tragedia.

Tante lacrime, ma non solo. Le sue amiche più strette hanno cantato per lei tutta la sera. “Portami via” di Fabrizio Moro, “A te” di Jovanotti, canzoni d’amore che risuonavano con quella gioia rumorosa e spensierata che solo un gruppo di ragazzine può comunicare. Un lungo corteo di moto è salito per le strade di Quezzi suonando i clacson, poi si sono levati al cielo i palloncini gialli e le lanterne. “Ciao Gaia”, è l’urlo partito dalla piazza seguito da un lungo applauso.

A ricevere le condoglianze e l’affetto di un intero quartiere c’erano papà Paolo, mamma Elisabetta e la sorellina 13enne. Insieme ai ragazzi anche diversi adulti: erano genitori, amici, semplici abitanti coinvolti da una tragedia che tutti sentono sulla propria pelle. Perché su quelle panchine dov’erano seduti i ragazzi quando l’auto di Luca Bottaro è piombata a Pedegoli seminando distruzione poteva esserci chiunque. Quelle panchine ora sono un tripudio di fiori, lumini e biglietti d’addio.

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Alcuni di loro sono quelli che tre settimane fa si erano catapultati in strada per salvare più vite possibili. Le fiamme dello scooter travolto dall’auto pirata hanno ucciso Gaia e procurato ustioni gravi alle amiche che sono ancora in ospedale, compresa la 16enne incinta: sia lei che il bimbo sono fuori pericolo.

Se non fosse stato per la prontezza di chi ha rapidamente spento il rogo ed estratto i ragazzi rimasti incastrati in quell’inferno, il bilancio oggi sarebbe forse ancora più pesante. “Mia figlia era sulla panchina accanto, è viva per miracolo. Si è fatta un po’ male perché è corsa ad aiutare gli altri”, dice Alessandro, un papà presente alla commemorazione in Pedegoli.

I genitori stasera chiedono solo il rispetto del loro dolore. Nessuno parla di vendetta, ma un intero quartiere chiede che sia fatta giustizia. E che si prendano provvedimenti per evitare che una simile tragedia si ripeta. Per denunciare le corse clandestine in questa zona sono già stati presentati alcuni esposti. Il presidente del Municipio Bassa Valbisagno Massimo Ferrante ha chiesto di potenziare la polizia locale e introdurre sistemi che scoraggino l’alta velocità, come i “semafori dissuasori”.

I funerali avverranno nella parrocchia di Nostra Signora della Guardia in largo Merlo, ma non si sa ancora quando perché il corpo di Gaia è a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tra i ricordi più toccanti c’è quello di Simona, una delle sue migliori amiche. Ecco la sua lettera.

Ciao amore mio, te ne sei andata così, chi se lo sarebbe mai aspettato? Avrei pensato di tutto ma non che tu te ne andassi così. Abbiamo avuto una bellissima amicizia, quante ne abbiamo passate, quante risate, cazzate, litigate che duravano massimo due ore perché io e te ci capivamo, non ce la facevamo a litigare e tenerci il broncio.

Ti hanno rovinato la vita, amore, e ci hanno rovinato tutti i nostri piani che ci eravamo fatti, le nostre idee di cosa volevamo fare, come saremmo state da grandi. Tu sei così solare, sorridente, stupida, tanto stupida e lo sai meglio di me, non ti arrabbi mai, ce ne vuole per farti incazzare…

Io ti ricorderò per sempre come una migliore amica fantastica, stupenda, bellissima e molte altre cose. Non me lo sarei mai aspettato tutto questo, ancora non ci credo, e non ci voglio credere che non ti vedrò più, che non sentirò mai più la tua voce, le tue grida, la tua risata, e che non ci potremo mai più abbracciare. E ora non so dove sei, non ti ho neanche potuto salutare, spero che ora sia in un posto felice e sita bene…

Sei stata fortissima amore, hai lottato per tre settimane senza mai arrenderti, ma oggi non hai potuto continuare a combattere. Era una cosa troppo grossa per te e avevi già fatto troppo. Ti amo Gaietta mia, sei la mia piccola stella, il mio angelo, sarai per sempre parte di me. Manchi e mi mancherai tantissimo.