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Piano Caruggi, alzato il sipario è gelo tra la giunta Bucci e la Rete Centro Storico

Il municipio Centro Est annuncia l'apertura di un ufficio dedicato alla Maddalena, basterà per riaprire il dialogo?

Genova. “Questo piano non funzionerà se non ci sarà la collaborazione di tutti, saranno soldi buttati via”. Lo ha detto ieri il sindaco di Genova Marco Bucci presentando quello che, da oggi, è il suo “nuovo ponte”, la sua nuova sfida, ovvero rimettere in sesto il centro storico – che non è il più grande d’Europa ma è comunque uno dei più importanti – e migliorarne la qualità di vita per chi ci abita, chi ci lavora, chi lo visita. Ma la “collaborazione di tutti” in queste ore sembra già un miraggio se la Rete Centro Storico e Ama Maddalena, alcuni dei soggetti chiamati in causa, sono più freddi che mai nei confronti del piano.

Ma facciamo un passo indietro: negli anni passati le varie giunte che si sono susseguite hanno tentato a più riprese di riqualificare la zona antica, magari a pezzi, magari concentrandosi su un settore più che su un altro, ed è forse per questo che le ricette non hanno funzionato. Il piano Caruggi, questo è il nome, che parte da 137 milioni di euro da investire (120 circa da fondi maturati dal buon utilizzo dei Pon Metro europei e il resto da bilancio dell’amministrazione) è un impianto complessivo che mette insieme urbanistica, sicurezza, commercio, sociale, mobilità, movida, insomma tutto quello che rende i vicoli la realtà che sono. Questa integrazione di comparti potrebbe essere il suo punto di forza.

La Rete Centro Storico, che riunisce diversi residenti e commercianti, tecnicamente apartitica ma politicamente agli antipodi rispetto al centrodestra a trazione leghista della giunta Bucci, all’indomani della presentazione del piano elenca una serie di domande relative a finanziamenti e coinvolgimento dei privati, alla questione dell’abitabilità dei bassi, alla necessità di un piano contro l’illegalità che non sia militarizzazione, al sostegno delle associazioni, alla previsione di bandi di gara e parametri per l’assegnazione di locali a canone nero e così via. “Agli annunci devono seguire dei progetti concreti, trasparenti, condivisi col territorio” scrivono in un post che fa il paio, in parte con la manifestazione di martedì scorso davanti al Comune.

In quell’occasione lo strappo – in questo caso tra Ama Maddalena e l’amministrazione – era stato ancora più evidente. “Non siamo qui per avanzare richieste e fare proposte, hanno avuto tre anni per ascoltarci” aveva spiegato la presidente. La stessa associazione, nei giorni successivi, aveva deciso di non partecipare a un ultimo incontro sul piano per il centro storico convocato dalla giunta per mettere a punto alcuni dettagli prima della presentazione ufficiale. “Abbiamo declinato l’invito, in quanto non riteniamo di avere nulla di nuovo da dire oltre a quanto è già stato ampiamente discusso con questa giunta dall’inizio del loro mandato. Restiamo quindi in attesa di verificare gli sviluppi di questi tavoli e l’effettivo impatto sul territorio, e di valutare passo passo quali siano eventualmente le azioni più appropriate da mettere in campo”.

Insomma, se il buon giorno si vede dal mattino, la strada della collaborazione – quel concetto di bottom up che la giunta Bucci almeno a parole pone alla base delle azioni strategiche – inizia con una salita piuttosto ripida. Non è un caso che, finora, le voci più critiche si siano sollevate dalla cosiddetta rive droite dei vicoli (Maddalena, Vigne, Ghetto), che poi è l’area che più ha bisogno di trovare un rilancio vero. Ieri il presidente del municipio Centro Est Andrea Carratù ha promesso che proprio alla Maddalena nascerà un nuovo ufficio dedicato. Chissà che non possa aiutare a favorire il disgelo o se invece resterà semplicemente un’enclave nel dissenso.